30 maggio 2012
Secondo il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov, i soldati del regime di Bashar al-Assad e i ribelli sono ugualmente responsabili per il massacro di civili nella città siriana di Hula. L’eccidio, perpetrato venerdì 25 maggio, ha fatto 108 vittime, tra cui 30 bambini con meno di dieci anni.
Lavrov ha dichiarato che le forze governative hanno usato indiscriminatamente carri armati e artiglieria pesante. Il diplomatico russo ha però specificato che altri gruppi armati hanno partecipato alla strage. Per questo, la Russia insiste affinché venga condotta un’inchiesta indipendente che chiarisca le circostanze del massacro. La Cina si è schierata su una posizione analoga.
Rupert Colville, portavoce dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti dell’Uomo, ha dichiarato che meno di 20 persone sono state uccise dal fuoco dei carri armati e dell’artiglieria. La gran parte delle vittime sarebbero state uccise da milizie armate che, stando al racconti di alcuni sopravvissuti, hanno fatto irruzione nelle case e freddato civili inermi.
Secondo un portavoce dell’Ufficio Diritti Umani dell’ONU, le milizie responsabili del massacro sono fedeli al regime di Assad. Il governo di Damasco ha però smentito un qualsiasi coinvolgimento e ha puntato il dito su “gruppi terroristici” non identificati.
Il vice-ambasciatore russo all’ONU Alexander Pankin ha dichiarato che il massacro potrebbe essere stata una provocazione dei ribelli in vista della visita di Kofi Annan, inviato delle Nazioni Unite in Siria. Il diplomatico russo si riferisce alla possibilità che i ribelli puntino ad un escalation che conduca all’intervento militare di Paesi stranieri contro il regime di Assad. Pankin non ha nemmeno escluso la partecipazione di forze speciali straniere nell’eccidio.
La missione di Annan è cominciata il 29 maggio e ha come obiettivo una soluzione mediata del conflitto tra il governo di Damasco e i ribelli. L’ex Segretario Generale dell’ONU ha incontrato Assad e gli ha ribadito la necessità di un totale cessate il fuoco. Nelle stesse ore Stati Uniti, Francia, Germania, Italia e Spagna hanno espulso le rappresentanze diplomatiche siriane.
La Russia ha ancora una volta adottato una posizione differente da quella delle potenze occidentali. Domenica scorsa Mosca ha sostenuto una risoluzione di condanna del massacro di Hula nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Il Cremlino rifiuta però di attribuire le responsabilità del caos siriano al solo Assad.
Mosca ha una base navale in Siria e ha stipulato accordi energetici e militari con Damasco. Il Cremlino teme che un intervento militare occidentale danneggi gli interessi russi nel Paese, come accaduto in Libia l’anno scorso.
Lavrov ha anche lanciato un segnale di apertura alla prospettiva di una Siria senza Assad. Secondo il capo della diplomazia russa, non importa chi è al potere a Damasco, ma solo che il piano Annan venga attuato.
Mosca non intende perdere il controllo della situazione in Siria e continuerà a opporsi a soluzioni politiche e militari che possono danneggiare i suoi interessi strategici.
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L’episodio di Hula dimostra ancora una volta che la Siria non dovrebbe
sprecare tempo nell’attuare il cessate il fuoco e mettere, invece, fine
alla violenza terroristica di chiara scuola UCK.