Summit del CSTO | dal sito ufficiale dell'organizzazione


24 maggio 2012

L’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva (nota come CSTO, l’acronimo del suo nome in inglese) ha compiuto 20 anni il 15 maggio 2012. Per lungo tempo, la CSTO non ha avuto alcun ruolo di rilievo per la sicurezza dello spazio post-sovietico. Solo di recente l’Organizzazione è tornata a fare cronaca.

I motivi di questo sviluppo sono da ricercare nelle stanze del potere del Cremlino e nelle tensioni che si sono susseguite nello spazio post-sovietico durante lo scorso decennio. La Russia, principale sponsor dell’Organizzazione, ha deciso di potenziarne la componente militare. L’iniziativa è stata accolta con favore dagli altri sei Stati membri (Armenia, Bielorussia, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan e Uzbekistan), ansiosi di ottenere garanzie per la loro stabilità interna e per quella delle regioni circostanti.

Dal 1992 al 2007 la CSTO è rimasta in un’impasse che ne impediva una qualsiasi efficacia pratica. Nove Stati firmarono il Trattato di Sicurezza Collettiva tra il 1992 e il 1993 (gli attuali membri, più Georgia e Azerbaigian), ma già alla fine degli anni ‘90 tre Paesi – Uzbekistan, Georgia e Azerbaigian – rifiutarono di rinnovare l’accordo.

In quegli anni, Georgia, Ucraina, Uzbekistan, Azerbaigian e Moldova stavano cercando di emanciparsi dalla sfera d’influenza di una Russia indebolita e avevano fondato il GUUAM (acronimo delle rispettive iniziali), un’alleanza volta a rafforzare la loro indipendenza e sovranità. L’esperimento fallì e, tra il 2003 e il 2005, diversi Paesi del GUUAM e dell’ex-URSS furono colpiti da turbolenze interne.

Le Rivoluzioni Colorate attraversarono Georgia, Ucraina e Kirghizistan, toccando anche (senza successo) Bielorussia e Armenia. Le proteste in Uzbekistan furono represse nel sangue a Andijan nel maggio del 2005. Nei cinque anni successivi si è osservato il progressivo fallimento delle rivoluzioni più ambiziose, in particolare quelle georgiana e ucraina. L’anelito democratico ha lasciato spazio alla repressione e a una corruzione dilagante della classe politica.

Al caos interno si sono aggiunte nuove tensioni internazionali. Nel 2008 la Georgia ha usato la forza per tentare di recuperare il controllo delle regioni separatiste di Abkhazia e Ossezia del Sud. Due anni dopo, il Kirghizistan è stato teatro di gravi scontri in cui le forze locali hanno massacrato membri della minoranza uzbeka nel sud del Paese. Negli ultimi mesi si sono intensificati anche gli incidenti sulla linea del cessate il fuoco azero-armena, in Nagorno-Karabakh.

In un contesto così tumultuoso, la Russia ha deciso di riprendere in mano l’iniziativa e ha rivitalizzato e rafforzato la CSTO. Nel settembre del 2008, subito dopo il conflitto russo-georgiano, Dmitry Medvedev aveva presentato l’idea di dotare l’Organizzazione di una componente militare. L’anno successivo i Paesi della CSTO si sono accordati per la creazione di una Forza di Reazione Rapida Collettiva. Nel 2011 la task force militare è diventata realtà.

A settembre dello stesso anno gli Stati membri hanno svolto un’esercitazione militare congiunta, denominata Center 2011, alla quale hanno preso parte 12000 uomini, 100 carri armati, 50 aerei e 10 navi da guerra. Si è trattato di un altro passo verso la costituzione di una “piccola NATO russa”.

Per la Russia, che controlla la stragrande maggioranza delle risorse economiche e militari della CSTO, la rivitalizzazione dell’Organizzazione è un fattore strategico positivo. Mosca può contribuire direttamente alla stabilità del vicinato e allo stesso tempo rafforza il controllo sulla sua sfera d’influenza. Grazie a un accordo concluso con gli altri Stati membri lo scorso dicembre, la Russia ha ottenuto un diritto di veto sull’istallazione di nuove basi militari straniere nel territorio della CSTO. L’unica base straniera esistente, quella dell’aviazione americana a Manas (vitale per i rifornimenti della missione ISAF in Afghanistan), sarà chiusa nel 2014.

Nonostante il suo recente rafforzamento, la CSTO mostra ancora diversi limiti. Oltre alla dipendenza dalle risorse russe, l’Organizzazione deve far fronte a potenziali scenari in cui la solidarietà tra i Paesi membri verrebbe messa a dura prova. Per esempio, nel caso in cui l’Azerbaigian attaccasse l’Armenia per riprendere il controllo del Nagorno-Karabakh (un’opzione più volte menzionata dal governo azero), Kazakistan e Tagikistan potrebbero decidere di non correre in soccorso dell’alleato armeno, tanto più che entrambi i Paesi hanno stretti rapporti commerciali con Baku.

Sembra che la Russia dovrà agire da sola nelle questioni caucasiche, senza fare affidamento sulla CSTO. Ne è un sintomo anche il fatto che gli altri Paesi dell’Organizzazione, pur approvando l’azione militare russa dell’agosto 2008 nella regione, non abbiano seguito il Cremlino nel riconoscimento dell’indipendenza di Abkhazia e Ossezia del Sud.

Un discorso diverso vale per l’Asia Centrale, che sarebbe al centro delle considerazioni geopolitiche che hanno spinto Mosca e gli Stati alleati a rafforzare la CSTO e a creare la Forza di Reazione Rapida Collettiva. Con l’imminente ritiro delle truppe NATO dall’Afghanistan, potrebbe aprirsi una nuova fase di instabilità ai confini meridionali dello spazio post-sovietico. Il Tagikistan è particolarmente vulnerabile a eventuali sconvolgimenti in Afghanistan, Paese con cui condivide un lungo confine. Dal Tagikistan, l’instabilità e il terrorismo islamico potrebbero diffondersi agli altri Paesi dell’Asia Centrale ex-sovietica.

L’evoluzione della CSTO riporta la Russia ad alcune problematiche che erano rimaste in sospeso con la dissoluzione dell’URSS. Nel 1992, le tensioni al confine tagico-afgano in seguito al crollo del regime filosovietico di Kabul furono uno dei principali motivi dietro la firma del Trattato di Sicurezza Collettiva. A tre anni dal ritiro dell’Armata Rossa dall’Afghanistan, occorreva garantire i confini e la stabilità dei Paesi post-sovietici.

Vent’anni più tardi si delinea la prospettiva un nuovo inglorioso ritiro dall’Afghanistan, stavolta per le truppe dell’Alleanza Atlantica. La Russia e i suoi alleati si ritroveranno in prima linea a fronteggiare le incertezze che ne deriveranno. E’ questa la sfida principale che attende la CSTO.