14 maggio 2012
Lunedì 7 maggio. presso la sede romana di Confindustria, ha avuto luogo la giornata dedicata al tema “L’Albania in Europa, le nuove opportunità di cooperazione economica ed industriale per le imprese italiane”. L’evento – organizzato da Confindustria, Fondazione Farefuturo e Unioncamere, insieme a Sace, Simest e i ministeri degli Esteri e dello Sviluppo – ha visto la partecipazione del primo ministro albanese Sali Berisha. Insieme al Premier c’erano anche il Vice Ministro dell’Economia, il titolare del Commercio e quello dell’Energia e il Direttore Generale dell’Agenzia di Tirana per la promozione degli investimenti.
L’obiettivo del convegno è stato quello di rafforzare la cooperazione economica tra il nostro Paese e l’Albania. Un rapporto prezioso che lo stesso presidente del consiglio Mario Monti si è prodigato a confermare. Nell’ultimo ventennio il partner albanese ha ricevuto un contributo in aiuti allo sviluppo (tra doni e crediti) per oltre 540 milioni €. Il Memorandum firmato nel 2010, che per inciso è anche il primo accordo del genere siglato dall’Albania con un Paese donatore, stabilisce un ulteriore contributo di 51 milioni € e un accordo di conversione del debito.
Non a caso per le imprese italiane il mercato albanese ha assunto le forme di un mercato strategico di fondamentale importanza, alimentato anche dalla vitalità della comunità albanese sul nostro territorio (più di 500 mila persone).
Gli investimenti esteri in Albania dal 2007 al 2011 sono aumentati del 316% (oggi ammontano a circa 1 miliardo $). Anche durante l’anno passato, il Roma si è rivelata il primo partner commerciale di Tirana : le esportazioni hanno conosciuto un incremento del 18,6% rispetto al 2010 (circa 1145 milioni di €), mentre le importazioni sono cresciute del 14% (657 milioni di €). Il Bel Paese è salito sul gradino più alto del podio come operatore straniero per numero di aziende e sul secondo per valore degli investimenti: numeri che si spiegano con la presenza di oltre 400 società italiane o italo-albanesi insediatesi in Albania. Grazie a queste ultime è stata favorita la scalata al mercato interno.
Tale partnership, nonostante la congiuntura economica internazionale poco favorevole, ha saputo godere della maggiore mobilità di persone tra il Paese delle Aquile e l’Unione Europea garantita dalla liberalizzazione dei visti in vigore dal dicembre 2010 (grazie anche al significativo impulso italiano).
Il ministro Terzi ha usato parole molto incoraggianti nei confronti del collega albanese, dichiarando che il nostro governo “ha piena fiducia nel futuro dell’Albania, e intende continuare a sostenerla nel suo cammino di modernizzazione economica e sociale”. Il titolare della Farnesina ha incoraggiato Tirana a soddisfare e rispettare le priorità stabilite dalla Commissione europea nel 2010 perché “convinto che il posto naturale dell’Albania sia in Europa”. Roma si impegnerà a Bruxelles affinché venga concesso al Paese delle Aquile lo status di Paese candidato entro il termine di quest’anno.
Tirana sta compiendo progressi effettivi, registrando un netto miglioramento nel settore della governance e nella creazione di un business climate favorevole. La Banca Mondiale ha apprezzato vivamente le riforme avviate negli ultimi anni dal governo albanese per l’implementazione di un registro del credito, la protezione degli investimenti, la trasparenza degli istituti di credito, gli incentivi a effettuare i prestiti in valuta locale e l’adozione della flat tax al 10%.
A dare ulteriore impulso al processo di innovazione contribuiscono il progetto per la creazione di un moderno mercato finanziario – iniziativa che Roma sta sostenendo attraverso il contributo di Borsa Italiana – e l’imminente realizzazione di sei grandi parchi industriali, tra cui quello di Koplik al nord del Paese promosso dall’Associazione degli imprenditori italiani in Albania (Aiioa). L’operazione prevede la cessione in affitto di una superficie di 61 ettari ad un pool di investitori italiani guidati dal gruppo Volalba.
In un mercato così dinamico e a quanto pare avviato verso un periodo di crescita costante, le opportunità per le piccole e medie imprese italiane sono considerevoli. La presenza di lavoratori qualificati, la crescente richiesta di prodotti “Made in Italy” – sia alimentari, che tecnologici e meccanici – stanno favorendo la trasformazione dell’Albania in una piattaforma produttiva di beni e servizi.
I settori che maggiormente si prestano alla penetrazione delle nostre PMI sono quelli del turismo, dell’agroalimentare, dell’energia (con particolare attenzione alle energie rinnovabili) e delle telecomunicazioni. Proprio in quest’ultimo settore è avvenuto l’ultimo accordo italo-albanese tra l’Amministratore Delegato di Poste Italiane e il Direttore Generale delle poste albanesi che prevede la realizzazione di carte poste-pay emesse dall’istituto italiano e destinate alla comunità albanese residente nel nostro Paese.
Il settore agricolo presenta ampi margini di crescita, fino ad ora non manifestatisi a causa dell’assenza di una adeguata modernizzazione e di un inesistente piano di sviluppo nazionale. Proprio qui potrebbe intervenire il nostro Paese tramite il sistema camerale che è in grado di fornire il know-how e la formazione per migliorare la catena della distribuzione e della conservazione dei prodotti agroalimentari.
Per quanto riguarda il settore energetico c’è da segnalare un notevole miglioramento rispetto all’ultima rilevazione del 2008, con un aumento del 35% nella produzione interna grazie alle centrali idroelettriche ed eoliche. Qui i potenziali investimenti italiani ammontano a circa 3 miliardi € e Roma sembra occupare un ruolo da protagonista rispetto alle altre concorrenti europee, anche per via dell’elevato numero di concessioni acquisito da aziende italiane.
Rilevante è pure la presenza nel Paese delle Aquile di due grandi gruppi bancari italiani come Intesa San Paolo e il Gruppo Veneto Banca che fungono da polmone finanziario per gli attori italiani operanti sul mercato albanese. La prima ha da poco acquistato la Banca Italo-Albanese e la Banca americana d’Albania, riunendole in un solo istituto che oggi controlla l’11% del mercato.
Accanto a quella di beni finali di consumo, negli ultimi anni nel mercato albanese si è consolidata anche una domanda di beni intermedi (tecnologia e macchinari) funzionali allo sviluppo di produzioni locali, spesso avviate in collaborazione con imprese italiane. In breve, Roma non è solo un partner commerciale per l’acquisto di beni di consumo di alta qualità (tessile e agro-alimentare), ma anche di beni per la produzione industriale. Ne è una prova la Sol di Aldo Fumagalli, insediatasi in territorio albanese alla fine degli anni ’90 e che dal 2009 è in possesso di una concessione dal valore di 11 milioni di € per realizzare una centrale idroelettrica.
La giornata italiana della delegazione di Tirana è stata un successo. E Roma ha confermato di voler essere in prima linea nello sviluppo della “piccola Cina” d’Europa
Scopri di più su: Albania | Confindustria | Italia












