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6 maggio 2012

I links di questa settimana si concentrano sul Super Sunday! Le elezioni francesi e il “pericoloso” , la Germania e i “referendum su , il voto greco e l’Europa.

Se Hollande vince le elezioni non aspettatevi grandi cambiamenti o il collasso dell’Europa come temuto dall’Economist. Secondo il quotidiano americano Christian Science Monitor: “Socialist François Hollande may well win the French presidential election. But don’t expect a big brawl or gridlock with German Chancellor Angela Merkel over austerity and debt. Markets will keep Hollande in check. And then there’s the tradition of German-French cooperation”.

Presseurop traduce un commento di Philip Stephens del Finacial Times sull’eventuale vittoria di Hollande. A differenza dell’altra grande testata economica britannica (The Economist) il giudizio sul candidato socialista è più positivo. Nonostante i timori generalizzati, per Stephens il problema non è Hollande (considerato un conservatore) bensì la rigidità delle posizioni europee sull’austerity.

Su The Indipendent vengono descritti questi ultimi giorni di attesa e campagna elettorale per il ballottaggio francese, tra le speranze di “revanche” dei socialisti e le paure di disastri economici e di rivolte sociali da parte degli elettori di Sarkozy.

Sempre su Presseurop, un interessante articolo di Die Ziet spiega come questa serie di tornate elettorali si potrebbero trasformare in un vero e proprio referendum su Angela Merkel e l’austerity: ci sono i due lander in Germania, le presidenziali francesi, le elezioni greche e le elezioni olandesi a settembre.

Der Spiegel si spinge sino a parlare di un “Super Sunday” europeo (richiamando il Super Tuesday americano). La giornata sarà un test fondamentale per Angela Merkel, sia in casa che nel resto del continente. “Angela Merkel’s position as German chancellor is becoming increasingly contradictory. At the federal level, she reigns unchallenged, while her opponents falter. But at the level of Germany’s individual states, her power is crumbling and her center-right Christian Democratic Union (CDU) is bracing itself for further setbacks. At the European level, meanwhile, she has become a figure of hate for many, as her pet project, the fiscal pact, is increasingly called into question”

Anche la Grecia al voto per il nuovo parlamento. Sempre Der Spiegel descrive la situazione ellenica e le diverse opzioni dei cittadini greci: “Greeks will be going to the polls on Sunday, but their options are fairly grim. They can choose between the old political hands who drove the country to the brink or others making attractive but unreasonable pledges. The strongest force in the country is now disenchantment, and most votes will be ones of protest”.

Dibattito fra “titani”. Ian Bremmer dell’Eurasia Group si “lamenta” della mancanza di leadership globale (“For the first time in seven decades, we live in a world without global leadership”) e se la prende con i summit del G-20 e del G-7. Risponde a ruota Bill Emmott (ex-direttore dell’Economist) che si domanda “Ma da quanto in qua i G-qualcosa anno mai contato nel mondo?”.

Guerre americane: Foreign Policy spiega che, nonostante i tagli alla difesa, “war fatigue” e ristrettezze economiche, gli Stati Uniti non possono ipotizzare di rinunciare alla guerra (ossia agli interventi armati in giro per il globo). “It is, in fact, likely that in the next decade, the United States will once again launch a military intervention, though with a smaller footprint than in years past”.