Sukhumi, capitale dell’Abcasia | di: [ john ] | Flickr CC


23 aprile 2012

Gli ultimi mesi hanno visto interessanti sviluppi politici nelle quattro repubbliche separatiste situate nell’ex-URSS europea, ovvero Ossezia del Sud, Abcasia, Transnistria e Nagorno-Karabakh. Dopo essersi scontrate militarmente con gli Stati sovrani (Georgia, Moldova e Azerbaijan) di cui sarebbero dovute diventare parte integrante subito dopo il crollo dell’URSS, le quattro repubbliche sono sopravvissute come entità de facto indipendenti nel corso degli ultimi 20 anni. Questo è stato possibile in particolare grazie al patrocinio economico e militare della Russia e, nel caso del Nagorno-Karabakh, dell’Armenia. A causa dell’assenza di un accordo di pace tra le rispettive repubbliche secessioniste e l’ex madrepatria, le quattro contese separatiste sono state denominate “conflitti congelati”.

L’Ossezia del Sud è stata teatro di un caos politico tragicomico in occasione delle elezioni presidenziali del novembre 2011. Inizialmente, era stato dato l’annuncio della vittoria di Alla Dzhoeva. A dicembre però le elezioni sono state invalidate e nuove votazioni sono state indette per il 25 marzo 2012. La Dzhoeva si è opposta alla decisione e ha deciso di auto-inaugurarsi nuova presidente dell’Ossezia del Sud.

Alla vigilia dell’auto-inaugurazione, la Dzhoeva sarebbe stata “visitata” dalle forze dell’OMON, la polizia speciale del ministero degli interni che doveva garantire l’ordine pubblico nella nuova campagna elettorale. In seguito alla visita dell’OMON, la Dzhoeva si è sentita male e da un letto di ospedale ha annunciato il suo addio alla carriera politica.

Le elezioni di marzo sono state vinte da Leonid Tibilov, ex capo dei servizi di sicurezza. Salvo ulteriori colpi di scena, Tibilov subentrerà al già due volte presidente Eduard Kokoity. L’ex capo del KGB sudossetino ha annunciato che vorrebbe unificare la regione con l’Ossezia del Nord, che fa parte della Russia.

L’Abcasia aveva eletto un nuovo Presidente lo scorso agosto, Aleksandr Ankvab. Uomo d’affari e politico di vecchia data, Ankvab ha ottenuto il 55% dei consensi e si è affermato nettamente su Sergey Shamba, ex Primo Ministro e Ministro degli Esteri della repubblica separatista. In un’intervista rilasciata all’agenzia russa RBK, Ankvab ha sostenuto che all’Abkhazia serve un “ordine alla tedesca e miliardi di rubli”. Pur non essendo economicamente disastrata come l’Ossezia del Sud (in particolare grazie al turismo e le risorse del mar Nero), anche l’Abkhazia ha bisogno di fondi per la ricostruzione e di investimenti stranieri.

A testimonianza della precarietà dell’ordine a Sukhumi, lo scorso febbraio Ankvab è stato vittima di un tentato omicidio (il sesto in dieci anni), in cui gli assalitori hanno usato fucili automatici, lanciagranate e persino una grossa bomba, uccidendo una guardia del corpo e ferendone gravemente altre due.

Il processo di Ginevra per una risoluzione negoziata dei conflitti in Abcasia e Ossezia del Sud tiene aperta la via del dialogo tra le due repubbliche separatiste e la Georgia. Tuttavia, i successivi incontri delle parti nella cittadina svizzera non hanno mutato sostanzialmente la situazione sul terreno. Nonostante l’instabilità politica ed economica, l’Abkhazia sta gradualmente consolidando la propria indipendenza, mentre per l’Ossezia del Sud l’unico futuro possibile sembra essere quello di restare un protettorato russo o di diventare a tutti gli effetti parte integrante della Federazione Russa attraverso una fusione con l’Ossezia del Nord.

In Transnistria, Evgeny Shevchuk è stato eletto Presidente nel dicembre 2011. Shevchuk ha sconfitto il candidato sostenuto dal Cremlino, Anatolij Kaminski, ed è subentrato a Igor Smirnov, il padre-padrone della repubblica separatista negli ultimi 20 anni. Nonostante sia già stato Presidente del parlamento della Transnistria, Shevchuk viene considerato un volto relativamente nuovo, che rappresenta le istanze di una generazione più giovane e desiderosa di stabilità economica e di una maggiore apertura politica e sociale.

Finora Shevchuk non ha annunciato alcuna svolta epocale nelle politiche di Tiraspol – anzi, avrebbe affermato di voler adottare il rublo russo come valuta ufficiale. Tuttavia, molti osservatori hanno accolto positivamente l’elezione di Shevchuk, che in precedenza era stato uno degli esponenti politici transnistriani più propensi al dialogo con la Moldova. La sua elezione è avvenuta poco dopo la riattivazione dei negoziati 5+2 per la risoluzione del conflitto con Chişinău. Dal canto suo, la Russia ha inviato in Transnistria un diplomatico di spicco, Dmitry Rogozin, a testimonianza del fatto che intende consolidare i suoi interessi nella regione.

Tra le quattro repubbliche separatiste, quella che presenta una situazione più volatile e precaria è senza dubbio il Nagorno-Karabakh. Qui la guerra non si è mai interrotta, ha solo raggiunto una fase di stallo da cui si risveglia frequentemente con violenti scontri a fuoco lungo la linea di contatto tra l’esercito azero e quello armeno. A fine novembre 2011 i cecchini azeri hanno ucciso due soldati armeni. In risposta, l’esercito di Yerevan ha annunciato di aver ucciso sette soldati azeri.

A nulla sono valsi finora gli appelli congiunti delle tre comunità religiose ortodossa, musulmana e cattolica ad evitare la perdite di altre vite umane. I negoziati di pace mediati dalla Russia a Kazan (giugno 2011) e dal gruppo OSCE di Minsk a Vilnius (dicembre 2011) si sono rivelati fallimentari. Anche le iniziative dell’Unione Europea, tra cui l’invio del diplomatico Philippe Lefort in qualità di Rappresentante Speciale UE per il Caucaso del Sud e la crisi in Georgia, non hanno prodotto risultati rilevanti.

Tra scontri armati e tentati omicidi, elezioni farsa e qualche segnale positivo offerto dall’emergere di volti nuovi, i conflitti congelati continuano a tenere col fiato sospeso la comunità internazionale. I principali mediatori – Russia, Stati Uniti ed Unione Europea in primis – non sembrano aver fretta di trovare una risoluzione condivisa e duratura. In questo scenario, le quattro repubbliche separatiste sono entrate nel terzo decennio della loro esistenza.