18 aprile 2012
Lo scorso 14 aprile a Istanbul si sono tenute le trattative dei “sei mediatori” (USA, Russia, Cina, Francia, Regno Unito e Germania) con l’Iran sulla questione del nucleare di Teheran. I negoziati sono durati per dieci ore, al termine delle quali i rappresentanti dei sette Stati hanno fissato un nuovo appuntamento per il prossimo 23 maggio a Baghdad.
Il tanto atteso summit si è rivelato un “nulla di fatto”. Resta però aperta la strada del dialogo. Già nelle prossime settimane i negoziatori iraniani incontreranno alcuni diplomatici europei per discutere i dettagli tecnici del prossimo meeting con i “sei mediatori”.
La posizione di Teheran, stretta tra la quasi totale esclusione dal sistema bancario internazionale, un imminente embargo petrolifero e la minaccia di attacchi preventivi israeliani, resta molto critica. Anche la Russia, tradizionale partner economico e militare dell’Iran, ha assunto un atteggiamento più severo al fine di ammorbidire l’atteggiamento di Teheran ed evitare una situazione di isolamento simile a quella in cui il Cremlino si è trovato qualche settimana fa nel contesto della crisi in Siria.
A dimostrazione di questo, la banca russa VTB 24 ha chiuso i conti dell’ambasciata iraniana a Mosca. Stando a quanto dichiarato da alcuni diplomatici iraniani, VTB ha dato solo tre ore di tempo all’ambasciata per ritirare il denaro dalla banca. Allo scadere della deadline, l’accesso ai conti sarebbe stato bloccato e i fondi residui confiscati. VTB ha anche avvisato l’ambasciatore iraniano a Mosca, Seyed Mahmoud-Reza Sajjadi, che la sua carta di credito sarebbe stata disattivata.
Le misure prese da VTB sono in linea con quelle messe in atto dalle istituzioni finanziarie occidentali nelle ultime settimane. Ormai la posizione di Mosca sul nucleare iraniano corrisponde in gran parte a quella delle potenze occidentali. Come affermato dal ministro degli esteri russo Sergei Lavrov, la Russia ritiene che l’Iran debba convincere gli altri membri della comunità internazionale del carattere pacifico dal suo programma nucleare. Dopodiché le sanzioni verranno annullate e Teheran potrà disporre di tutti i suoi diritti all’uso civile del nucleare come Stato membro dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica.
Mosca è contraria all’acquisizione di armi nucleari da parte dell’Iran. Tuttavia – ed è questa la principale differenza rispetto alla posizione degli Stati Uniti – prima di intraprendere ulteriori passi il Cremlino vuole avere prove certe sull’esistenza di un programma nucleare iraniano con finalità militari. La Russia, in linea con la Cina, sostiene che qualsiasi ulteriore decisione mirata all’Iran deve passare per il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, dove Mosca e Pechino hanno un seggio permanente. In tal modo, gli Stati Uniti sarebbero costretti a rispettare il diritto internazionale e, soprattutto, dovrebbero ottenere il consenso di Russia e Cina prima di intraprendere qualsiasi azione militare nei confronti di Teheran.
Dal collasso dell’Unione Sovietica, Russia e Iran hanno intrattenuto importanti rapporti militari e industriali. Mosca ha offerto aiuti economici e assistenza tecnica praticamente in tutte le questioni legate allo sviluppo del nucleare iraniano. In cambio, l’Iran non ha sostenuto il radicalismo islamico nei Paesi a sud del lunghissimo confine meridionale della Russia asiatica.
L’industria nucleare russa ha beneficiato notevolmente della cooperazione, acquisendo un ruolo di primo piano nel mercato iraniano. L’Iran è poi da tempo una presenza fissa nella “top 10” dei partner commerciali della Russia.
A causa delle sanzioni economiche imposte da gran parte della comunità internazionale su Teheran, gli affari russi in Iran sono diventati meno proficui. Le compagnie che continuano a operare nel mercato iraniano rischiano di essere escluse dai mercati europei e nordamericani. Mosca non è disposta a rischiare sanzioni di questo tipo proprio nel momento in cui, dopo 18 lunghi anni di negoziati, si appresta a diventare membro dell’Organizzazione Mondiale del Commercio.
La Russia teme inoltre le conseguenze che l’acquisizione da parte iraniana dell’arma atomica avrebbe sulla stabilità dei Paesi confinanti, in particolare il possibile rafforzamento del radicalismo islamico e gli effetti negativi sul commercio e gli investimenti russi in Medio Oriente. A questo si aggiungono i danni d’immagine derivanti dalla cooperazione con un Paese che rischia di diventare uno Stato-paria nella comunità internazionale.
Mosca mira ad evitare un’escalation militare contro uno storico partner commerciale e militare. Per raggiungere questo obiettivo, il Cremlino non è però disposto a isolarsi sul piano internazionale. Una soluzione negoziata e condivisa resta dunque la strada preferita dalla Russia.
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