Stati Uniti e Pakistan


18 aprile 2012

Amal Ahmed Abdulfattah è conosciuta anche come Amal al-Sabah. Probabilmente il nome in sé non dice molto, ma questa giovane yemenita sembra oggi essere una delle donne più desiderate del pianeta. Non è il suo aspetto ad ammaliare, ne’ le sue capacità a colpire. E’ piuttosto la storia che può raccontare che contribuisce a crearle intorno un certo interesse. Tanto interesse e molti guai, almeno per qualcuno.

D’altronde chi dice donna dice danno, ma a farne le spese stavolta non è il marito, peraltro morto ormai da un anno, né qualche povero spasimante. I cuori spezzati da Amal potrebbero essere numerosi e per causa sua anche alcune relazioni, più o meno idilliache, rischiano di volgere al termine.

Amal è una delle tre vedove dello sceicco del terrore . Dopo essere stata fermata dalle autorità pachistane, Amal si trova ora in arresto insieme alle altre due consorti di Bin Laden e a parte della loro prole. L’accusa è quella di essere entrate illegalmente in Pakistan. Le sanzioni consistono in 45 giorni di detenzione e in un’ammenda di 110 $ ciascuno, con la successiva espulsione dal Paese.

Molti Stati la vorrebbero “incontrare” per scambiarci quattro chiacchiere, ma per il momento non sembra che le autorità pachistane siano disposte a lasciarla andare. Il governo di Islamabad potrebbe correre seri problemi per le rivelazioni di Amal e prima di rilasciare l’ex consorte dello sceicco del terrore vorrà almeno accertarsi che le informazioni in possesso della donna non siano compromettenti.

Delle tre vedove, Amal sembra essere le più disposta a rispondere alle domande degli inquirenti e quella che potrebbe dare maggiori indicazioni sulla vita del defunto marito durante il periodo di latitanza. Sposata con Bin Laden nel 1999 (e avendo passato accanto a lui gran parte degli ultimi 10 anni), la donna pare sia diventata la preferita di Osama.

Secondo le parole della giovane yemenita, i due sarebbero arrivati in Pakistan già verso la fine del 2001 a Kohat, vicino Pashawar, dopo aver lasciato la città afghana di Tora Bora. Qui Bin Laden si sarebbe incontrato più volte con Khalid Sheikh Muhammad, cervello tattico degli attentati alle Torri Gemelle, anche lui arrestato in Pakistan nel 2003.

In seguito, i due si sarebbero spostati in Waziristan, distretto pachistano di frontiera, e poi nella valle dello Swat, a nord di Islamabad. Nel 2004 si sarebbero stabiliti a Haripur, 20 chilometri dalla capitale, e l’anno successivo si sarebbero trasferiti definitivamente a Abbottabad, città famosa per essere la sede del maggiore centro di addestramento militare nazionale.

Secondo la testimonianza di Amal, negli ultimi 10 anni Bin Laden avrebbe girato indisturbato per tutto il Paese, soggiornando in case lussuose situate in importanti centri abitati, e non certo in grotte o covi isolati come in molti pensavano. Lo sceicco avrebbe passato gli ultimi 6 anni di vita in una grande villa con altre 27 persone (tra cui le 3 mogli e alcuni figli) proprio sotto gli occhi dell’esercito pachistano, senza che l’intelligence del Paese (l’ISI) o i membri del governo riuscissero (o volessero) a scoprire il suo nascondiglio. Amal avrebbe inoltre partorito per ben due volte in ospedali pubblici. Anche in queste circostanze nessuno sarebbe venuto a conoscenza del nascondiglio dello sceicco del terrore.

A Islamabad si stanno chiedendo come sia stato possibile tutto questo. L’unica risposta dignitosa che riescono a darsi comporta l’ammissione della loro più completa incompetenza.

Incompetenza o collaborazione? Le relazioni tra Usa e Pakistan sono tormentate da questa domanda.

Prima che gli U.S. Navy seals trovassero il rifugio dorato dello sceicco, ci sono voluti 11 anni di guerre e ricerche in tutto il Medio Oriente e, soprattutto, gli americani hanno dovuto spendere più di 20 miliardi di dollari (anche se i sussidi segreti possono essere decisamente maggiori) per sostenere la lotta del governo pachistano contro al- Qaeda. A fronte di certe informazioni, è normale che a Washington si stiano chiedendo se il Pakistan meriti veramente una wild card.

Il sospetto che qualcuno all’interno dell’amministrazione o dell’esercito abbia potuto appoggiare segretamente Bin Laden e la sua organizzazione c’è, e forse esisteva anche prima della cattura dello sceicco e delle rivelazioni delle mogli. Si spiegherebbe così il fatto che  l’intelligence pachistana non sarebbe stata informata del blitz ad Abbottabad.

Gli indiziati per aver fatto il doppio gioco potrebbero essere l’ex presidente , che ha guidato il Paese dal 2001 al 2008, e l’ISI, il servizio di intelligence pachistano: in particolare la S wing, ala dell’organizzazione che gestiva le relazioni del governo con gli estremisti islamici.

Pare difficile credere che nessuno di questi due attori fosse a conoscenza della presenza dello scomodo inquilino proprio sotto il naso della leadership del Paese. A scagionare Musharraf ci sarebbero però alcune Fatwa emanate da al-Qaeda e due tentativi di assassinio portati avanti da alcuni estremisti qaedisti. Più difficile sembrerebbe invece la difesa dell’ISI. I servizi pachistani non risulterebbero infatti mai nominati da al-Qaeda nei telegrammi di condanna firmati dagli stessi estremisti, almeno fino a fine 2007. Già da qualche anno la CIA aveva provato a creare all’interno degli 007 di Islamabad una nuova ala, la T wing, composta da persone più gradite a Washington.

Le testimonianze di alcuni ufficiali americani che hanno letto parte del materiale trovato nel rifugio di Bin Laden dopo il blitz di maggio sembrano comunque escludere riferimenti a legami con Musharraf o altri esponenti del governo.

Sicuramente al-Qaeda godeva e gode tutt’ora di un certo seguito tra la popolazione pachistana, ma ancora non è chiaro quanto i qaedisti siano riusciti ad infiltrarsi all’interno dei livelli più alti di comando. Le parole di Amal possono aiutare a svelare certi misteri, ma non tutti sembrano gradire la verità.

Al-Qaeda ha già minacciato nuovi attentati se l’intera famiglia non verrà rilasciata. I recenti episodi in Afghanistan potrebbero apparire come un primo segnale in questa direzione. Nel governo pachistano molti hanno paura di chiedere la verità all’esercito sull’argomento. Un giornalista, Syed Saleem Shahzad, è stato ucciso la scorsa estate dall’ISI per essere arrivato troppo vicino ad una risposta.

I misteri sullo sceicco continuano nonostante la sua morte. Amal potrebbe dare un aiuto prezioso per completare il puzzle della vita del marito e della struttura dell’intera organizzazione terroristica. Molti le stanno facendo la corte, ma in Pakistan cercano di tenersela stretta.

La trama potrebbe essere valida per un nuovo 007, con intrighi internazionali, amori e tradimenti. In un copione già scritto, gli sarebbero chiaramente i buoni, mentre è ancora tutto da capire il ruolo che potrebbe essere assegnato a Islamabad e ai suoi servizi segreti.