3 aprile 2012
Per il Cile il 2012 è iniziato com’era finito l’anno precedente: segnato da mobilitazioni sociali che muovono dalle desertiche zone settentrionali alle gelide terre patagoniche del sud attraversando tutto il Paese. Dopo le bollenti manifestazioni studentesche per una radicale riforma del sistema educativo, sono ora tornati alla luce atavici problemi ai quali si è cercato nel corso degli anni di mettere delle pezze senza trovare vere soluzioni.
Le regioni australi di Aysèn e Magallanes, la città norteña di Calama: sono questi i grattacapi che è chiamato ad affrontare il presidente Sebastìan Piñera, alla guida di un governo che nel giro di un anno e mezzo tra rimpasti e calo di popolarità sembra essere in piena crisi.
L’ultima grana in ordine di tempo è quella di Aysèn, regione a 1.300 km al sud di Santiago, diventata famosa per la vicenda del megaprogetto idroelettrico denominato HidroAysèn che ha aperto un dibattito nazionale tra favorevoli e contrari alla realizzazione dell’opera ed è ora giunto nelle aule dei tribunali.
La “nuova” protesta è scoppiata lo scorso febbraio con manifestazioni cresciute di intensità col passare dei giorni e arrivate fino alla capitale Santiago, paralizzata da marce e blocchi stradali. Gli aiseninos si sono riversati nelle strade per protestare contro lo storico isolamento di una regione che, nonostante i suoi 100mila abitanti e lo sviluppo economico degli ultimi anni, non è dotata ad oggi di strade che la colleghino al resto del Paese.
Per raggiungere le città settentrionali via terra, infatti, gli abitanti di questa regione patagonica sono obbligati a percorrere le strade che dal Cile attraversano l’adiacente Argentina per poi rientrare nel territorio nazionale. Le alternative sono il trasporto aereo e quello marittimo, con aeroporti e porti difficili da raggiungere e costi infinitamente più alti.
Questo isolamento involontario, che ostacola sia la mobilità delle persone che il trasporto di prodotti e materie prime, fa di Aysèn la regione con il costo della vita più alto di tutto il Cile, circa il 40% superiore al resto del territorio nazionale.
“Chiediamo benefici e sussidi statali per pagare prodotti base e gas. Ad Aysèn si spende mediamente più di 200 dollari americani in riscaldamento, indispensabile più del cibo in queste zone fredde. Il costo dell’elettricità è tra i più alti del mondo, quello dell’acqua il più alto del Cile, la frutta è cinque volte più cara e la farina costa il doppio” denuncia Pablo Barattini, presidente de la Corporaciòn de Desarollo Regional.
L’altra questione sul tavolo del governo ci porta all’estremo opposto del Paese, nella città di Calama, circa 1.560 km al nord della capitale. Qui la protesta si trascina dal 2011. I cittadini locali hanno organizzato due grandi manifestazioni per chiedere maggiori benefici derivanti dall’estrazione del rame, principale materia prima esportata dal Cile. Si chiede all’esecutivo un provvedimento che disponga che il 5% degli utili derivanti dall’estrazione del rame vadano nelle casse della città (che già paga un altissimo prezzo ambientale dovuto all’intensa attività mineraria?. Un’attività che genera migliaia di milioni di dollari l’anno, costituendo una delle voci di entrata più importanti del bilancio statale cileno, ma che di fatto non da quasi nessun beneficio economico alla comunità locale.
Si è infine riacceso il focolaio di Punta Arenas, estremo lembo della Patagonia cilena situata nella regione di Magallanes. Qui gli abitanti da tempo protestano contro l’intenzione del governo di abolire un sussidio statale che aumenterebbe il già insostenibile costo del gas, risorsa energetica per la maggior parte importata dall’Argentina e indispensabile in questa zona del Cile. Le manifestazioni hanno avuto inoltre come obiettivo l’approvazione – non ancora conseguita – di una legge che fissi una volta per tutte il valore delle tariffe. “Abbiamo intavolato un dialogo ma non sarà eterno. Crediamo che il governo abbia il dovere di aiutarci per il nostro sviluppo economico e sociale” dice il leader della protesta Josè Hernàndez.
Gli sforzi del governo Piñera sembrerebbero concentrarsi per il momento più sulla recente e spinosa “questione Aysèn”. A parte la durezza con la quale i Carabineros de Chile hanno sedato marce e blocchi, però, alle promesse non sono ancora seguiti provvedimenti concreti. Il Presidente cileno ha annunciato lo scorso ottobre un piano urbanistico denominato plan Aysèn che sarebbe pronto per il 2017, e addirittura la realizzazione di nuove strade che nei prossimi 10 anni dovrebbero unire il Paese “da Arica ai Campos de Hielo Sur”.
Secondo il rappresentante del movimento regionale, Ivàn Fuentes, gli aiseninos stavolta faranno sentire la loro voce fin quando si daranno risposte chiare e si prenderanno decisioni concrete. “Quando parliamo del Cile, dei suoi grandi numeri, delle sue grandi cifre noi ci sentiamo esclusi. Viviamo formalmente sul continente ma dobbiamo passare per un altro Paese per raggiungere le nostre terre e ci sentiamo come se vivessimo su un’isola” ha aggiunto Fuentes.
Per quanto riguarda le richieste degli abitanti di Calama e Punta Arenas, il governo per ora risponde picche: “Il governo non sarà al servizio di chi grida di più. Le autorità locali sono incaricate di occuparsi di queste situazioni mentre il potere esecutivo prende le migliori decisioni per il Paese” questa la secca risposta del portavoce de La Moneda, Andrès Chadwick.
Questi mal di pancia popolari, come detto, si trascinano dallo scorso anno. Considerato che il governo non sta mantenendo gli impegni, oggi i leader dei movimenti coadiuvati dalle istituzioni locali sembrano più intenzionati che mai a dare battaglia e si dicono pronti ad andare nuovamente in piazza. “Se non avremo risposte a breve scenderemo nuovamente nelle strade e se saremo costretti ad azioni drastiche agiremo perché la realtà è che stiamo morendo a Calama” queste le dure parole del sindaco Esteban Velàsquez.
Così l’adozione di una linea politica intransigente di repressione delle proteste unita all’apertura di dialogo degli ultimi mesi, con le numerose visite di ministri inviati sul posto da Piñera, ha il chiaro intento di scoraggiare la diffusione a macchia di leopardo del malcontento popolare in altre aree delicate del Paese.
D’altra parte importanti rappresentanti governativi hanno più volte sottolineato che la situazione in quel di Aysèn, Calama e Punta Arenas migliorerà solo quando le autorità locali avranno maggiore autonomia decisionale e non saranno più dipendenti esclusivamente dalle scelte di Santiago. Un’ammissione di responsabilità, dato che quest’autonomia può essere concessa solo mediante una legge varata dal Parlamento nazionale.
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El gobierno de Peneira deverìa estar muy y digo muy atento aal descontento general,porque asi han comenzado las revoluciones en el mundo como ejemplo la Siria, Egipto,Romania,Iran,Irak y tantos otros, por el mal contento del pueblo y como sucedio a Chile mismo en el 73 e poi con Pinochett. Las promesas que se hacen en via electorales,se deben cumplir.si no es asi que raza de hombre es.