La Corte Suprema


2 aprile 2012

Gli anni elettorali negli Stati Uniti non sono mai facili e il 2012 non intende fare eccezione. Se i primi tre mesi di campagna per le presidenziali sono stati dominati dalle primarie repubblicane più incerte della storia del partito dell’elefantino, i prossimi tre vedranno l’attenzione spostarsi sul campo avversario. I risultati del primo mandato di verranno passati al setaccio in cerca di falle, errori e persino successi da sfruttare politicamente. Quest’operazione in realtà ha preso il via la settimana scorsa con il dibattimento presso la Corte Suprema della riforma sanitaria, la pietra miliare dell’attuale amministrazione.

Il 23 marzo di due anni fa il Presidente ha conseguito un risultato storico inseguito sin dai tempi di Teddy Roosevelt. Dopo l’approvazione in Senato (60 voti a favore, 39 contro) e alla Camera (219 i favorevoli, 212 i contrari), Obama ha apposto la sua firma al Patient Protection and Affordable Care Act (PPACA). Si è provveduto così ad estendere la copertura sanitaria a 32 milioni di cittadini americani, la metà dei quali, appartenenti alle fasce più povere, sotto l’ombrello del Medicaid, il programma sanitario per i meno abbienti.

Dopo accese proteste, la lobby delle compagnie di assicurazioni ha dovuto rinunciare ad alcune pratiche molto contestate, come quella che prevedeva la rescissione della polizza in caso di malattia di un loro cliente e quella che stabiliva dei tetti massimi di spesa che impedivano l’erogazione di rimborsi oltre un certo ammontare. I bambini con malattie congenite non potranno più vedersi negare un’assicurazione.

La riforma costerà 940 miliardi di dollari spalmati su dieci anni e dovrebbe ridurre il disavanzo pubblico di quasi 140 miliardi di dollari.

Sebbene il PPACA entrerà in vigore tra un paio d’anni, alcune sue disposizioni sono già operative e hanno consentito a milioni di persone di usufruire di benefici come le visite di controllo gratuite per gli anziani e la possibilità per gli individui sino ai 26 anni di rientrare nella copertura fornita dall’assicurazione dei loro genitori.

La legge, che ha entusiasmato buona parte dell’elettorato indipendente e liberale, ha però aperto una profonda faglia nella società. Il risentimento anti-statalista, suscitato inizialmente dall’intervento pubblico della Casa Bianca nella gestione della crisi finanziaria del 2007-2008, ha messo le ali al movimento dei tea party e ha fatto temere, anche in molti moderati, l’avvento degli Stati Socialisti d’America. Secondo un sondaggio del Washington Post e dell’Abc, il 67% degli intervistati sarebbe favorevole all’abolizione di ameno una parte del PPACA.

L’Obamacare – la denominazione della riforma sanitaria usata per lo più in senso dispregiativo dai suoi detrattori – non era stata ancora promulgata che già dieci Stati governati dai repubblicani si dichiaravano pronti ad impugnarla.

Sono 26 Stati e la National Federation of Indipendent Businesses ad aver richiesto alla Corte Suprema un giudizio di costituzionalità sulla riforma sanitaria.

In tre giorni di udienze, i nove giudici della massima corte, 5 di tendenze conservatrici (Anthony Kennedy, Samuel Alito, Clarence Thomas, Antonin Scalia e il chief justice John Roberts) e 4 vicini all’area progressista (Elena Kagan, Ruth Bader Ginsburg, Sonia Sotomayor e Stephen Breyer), si sono interrogati su diversi punti della riforma.

Il nodo centrale del contendere riguarda l’individual mandate e cioè l’obbligo per ogni cittadino di dotarsi a proprie spese, se al di sopra della soglia di povertà, di una polizza di assicurazione sanitaria. Per tutti gli altri sono previsti dei sussidi. Coloro i quali non dovessero rispettare l’obbligo di vedrebbero destinatari di una multa superiore ai 2000 dollari.

Nel primo giorno di udienza i giudici hanno ascoltato i pareri sulla legittimità del ricorso contro la riforma sanitaria. A sollevare la questione è stata la sentenza della Corte d’Appello del Quarto Circuito di Richmond in Virginia. La Corte, che si è richiamata all’Anti-injunction Act del 1867 (che stabilisce come una tassa non possa essere contestata prima della sua riscossione), ha stabilito che le corti federali non possono accogliere ricorsi contro l’Obamacare. La riforma sanitaria entrerà infatti in vigore nel 2014 e le prime eventuali penalties verranno comminate solo nel 2015. Solo a quel punto, secondo i giudici d’appello, sarebbe possibile contestare la legge.

Su questo punto, sia gli avvocati che rappresentano la Casa Bianca sia quelli che la contestano sono d’accordo: è già possibile giudicare la costituzionalità dell’Affordable Care Act. In un primo momento, in altre cause giudiziarie, l’attuale amministrazione aveva scelto di sposare la tesi dell’Anti-injunction case, ma la necessità di ottenere al più presto un parere chiaro e certo sul provvedimento ha avuto la meglio.

Nella seconda giornata di udienze si è dibattuto dell’individual mandate. Per i suoi contestatori esso sarebbe il frutto di un abuso di potere del Congresso. L’individual mandate ha suscitato l’ira di molti cittadini che, in buona salute e in una fase di ristrettezza economica, speravano di poter risparmiare almeno sulle spese sanitarie. L’idea che il governo imponga loro di mettere mano al portafoglio è per la gran parte degli americani, abituati ad un concetto di libertà e di diritto alla salute molto diverso rispetto a quello europeo, inaccettabile.

C’è chi teme che l’obbligo di assicurazione possa scoraggiare anche la crescita del numero degli occupati perché nel sistema statunitense è spesso il datore di lavoro, al momento dell’assunzione, a provvedere a stipulare la polizza.

Il procuratore chiamato a rappresentare l’amministrazione Obama, Donald Verilli Jr., ha affrontato il fuoco di fila dei giudici più conservatori della Corte. “Il governo può creare dal nulla una forma di commercio e poi pretendere di regolarla?” ha domandato il giudice Kennedy, nominato da Reagan. Il chief justice della Corte Suprema Roberts, nominato da George W. Bush, ha chiesto ironicamente se in futuro Washington imporrà l’acquisto dei cellulari.

Paul Clement, il procuratore rappresentante dei 26 Stati, ha accusato il governo di aver oltrepassato i propri limiti. Verilli ha risposto ricordando alla controparte che il Congresso ha il potere di regolare il commercio interstatale, specialmente quando esso ha ripercussioni rilevanti sull’economia nazionale.

I cittadini che scelgono di non avvalersi di una copertura assicurativa ma che usufruiscono, anche occasionalmente, del sistema sanitario, per Verilli pesano economicamente sullo Stato e sugli altri contribuenti sottoscrittori di una polizza. L’ingresso di milioni di americani nel mercato delle assicurazioni dovrebbe portare a una riduzione dei costi medi dei contratti. Se tutti pagano, tutti pagano meno: questo è il messaggio della Casa Bianca.

Nell’ultimo giorno di dibattimento la Corte ha ascoltato i pareri circa la sorte dell’intera riforma qualora l’individual mandate dovesse essere ritenuto incostituzionale. Essa si è interrogata anche sull’espansione del programma Medicaid, una decisione che alcuni temono potrebbe portare a dissesti di bilancio in molti Stati.

L’anno scorso la Corte d’Appello dell’Undicesimo Circuito di Atlanta ha definito l’imposizione dell’obbligo contrario alla Costituzione, ma ha “salvato” il resto del PPACA. Per il giudice Antonin Scalia il cuore della riforma è invece costituito dall’individual mandate. Se esso dovesse essere bocciato, crollerebbe l’intero impianto normativo.

Quanto ai dubbi sulla copertura finanziaria dell’estensione di Medicaid, i giudici più liberali della corte hanno escluso che ci possano essere rischi per le amministrazioni locali dal momento che sarebbe il governo federale a fornire la maggior parte dei soldi necessari.

A caratterizzare la discussione vi è anche un importante paradosso. L’individual mandate, oggi tanto criticato dal GOP, era inizialmente appoggiato proprio dagli esponenti del partito dell’elefantino. Non era sostenuto invece da Obama, che durante la sua campagna elettorale del 2008 si dichiarò contrario. Egli cambiò idea solo nella tarda primavera del 2009 dopo aver ricevuto un memorandum dalla sua consigliera Nancy-Ann DeParle che lo informava di come i democratici a Capitol Hill e il Congressional Budget Office si sarebbero opposti ad una riforma priva di tale elemento.

Il dirottamente del partito repubblicano da parte dell’ala populista e anti-statalista ha cambiato tutto. Tutti i candidati repubblicani hanno già promesso, se eletti a novembre, di abrogare l’Affordable Care Act. Persino , che da governatore del Massachusetts promosse una riforma sanitaria che includeva l’individual mandate e che è stata presa a modello da Obama, sembra aver rinnegato la sua creatura.

Dopo la “maratona” della settimana scorsa, i giudici impiegheranno i prossimi due mesi per raggiungere una sentenza. A fine giugno il verdetto irromperà nella campagna elettorale e ne modificherà toni e direzione.

La maggior parte dei membri della Corte sono di tendenze conservatrici. La riforma sanitaria, per essere salvata, dovrà ricevere il sostegno dei 4 giudici liberali e di almeno un togato conservatore. Le speranze dei democratici si concentrano su coloro che al momento appaiono ancora incerti sulla decisione definitiva e cioè Roberts e, soprattutto, Kennedy. Quest’ultimo si è in passato schierato con i membri liberali della corte ed è lo swing vote più ambito.

Era dal dicembre 2000, quando confermò la vittoria di George W. Bush alle elezioni presidenziali, che la Corte non si trovava a decidere su una questione dalle implicazioni così profonde per la società e la cultura americana. Sul PPACA si giocheranno le chance di rielezione di Obama e l’epitaffio del suo primo mandato.

Una parziale sentenza d’incostituzionalità, circoscritta all’individual mandate, sarebbe un disastro, ma il danno potrebbe essere limitato riformulando la legge in maniera bipartisan. C’è da aggiungere che la decisione dei giudici mobiliterebbe i liberali e gli indipendenti a difesa del Presidente. Obama, con una freccia in meno al suo arco, sarebbe sicuramente in grande difficoltà, ma avrebbe ancora qualche possibilità di vincere a novembre.

Uno scenario ben peggiore si aprirebbe qualora con l’individual mandate andasse a fondo l’intero Affordable Care Act. L’effetto galvanizzante sulla base repubblicana sarebbe enorme e solo un madornale errore del candidato del GOP, o un’October surprise, potrebbe impedirgli di riprendersi la Casa Bianca.

In America, come ricorda bene , chi tocca la sanità muore. Non ci resta che aspettare per scoprire se Obama sfuggirà a tale destino.