27 marzo 2012
Iniziato con l’arresto di un civile occidentale nel 2008, il più grande scandalo spionistico del periodo post-guerra fredda a Taiwan si sta allargando a macchia d’olio.
Gregg Bergesen venne arrestato quattro anni fa dall’autorità giudiziaria statunitense con l’accusa di aver venduto a un cittadino taiwanese informazioni segrete relative al programma Po Sheng. Bergesen aveva libero accesso a queste informazioni perché lavorava per la Defense and Security Cooperation Agency, l’Agenzia del Dipartimento della Difesa statunitense che si occupa anche del trasferimento di tecnologie militari all’estero.
Da quell’arresto è poi partita una campagna di indagini mirata a svelare il network di agenti che, basati a Taiwan, lavorano per fornire informazioni militari alla Repubblica Popolare Cinese. La rete comprende sia personalità militari sia civili. Nel gennaio del 2011 è stato arrestato Lo Hsien-che, generale dell’esercito allora a capo della divisione Comunicazioni, Elettronica e Informazioni del quartier generale dell’esercito.
Secondo la Corte che lo ha condannato all’ergastolo, Lo è stato reclutato da un agente cinese quando ancora era in Tailandia in qualità di attachè alla difesa. Anche se il Ministero della Difesa di Taipei ha cercato di limitare la portata dello scandalo, affermando che Lo era in possesso di un numero limitato di informazioni, è evidente che la capacità di Pechino di introdursi all’interno dell’establishment militare taiwanese è alquanto sviluppata.
Lo scorso maggio è stato arrestato un altro civile, Lai Kun-Chieh, accusato di aver tentato di reclutare un altro ufficiale dell’esercito, che però non si è lasciato sedurre è ha denunciato il fatto ai suoi superiori. Molto meno patriottico è stato, invece, il capitano dell’esercito arrestato a febbraio: ultimo in ordine di tempo, l’uomo lavorava come ufficiale addetto al controllo informazioni in una base della difesa aerea nel nord del Paese.
Quest’ultimo arresto ha definitivamente chiarito che l’obiettivo dello spionaggio cinese è la rete C4ISR – Command, Control, Communications, Computers, Intelligence, Surveillance and Reconnaissance – dell’isola. Il sistema, chiamato Po Sheng, è in fase di aggiornamento in questi anni. Il programma di aggiornamento, denominato Anyu-4, è stato l’obiettivo privilegiato degli ultimi tentativi di spionaggio. In particolare, l’ultimo arrestato ha ammesso di aver passato alla Cina informazioni relative a Strong Net, il sistema di Comando e Controllo della difesa aerea. Strong Net ha raccolto ingenti finanziamenti volti a creare una rete sicura, ridondante e in grado di sopravvivere ad un attacco a sorpresa.
Altro obiettivo dello spionaggio è il programma di aggiornamento della rete di radar early-warning – SPR. Nel 2004 gli Stati Uniti hanno approvato un trasferimento in tecnologie del valore di 800 milioni di dollari per dotare Taiwan di un sistema radar a lungo raggio ad altissima frequenza, in grado di intercettare missili balistici e altre minacce più convenzionali come missili cruise e aerei. Parte del pacchetto comprende anche quattro Northrop Grumman E-2K Hawkeye, aerei radar in forza anche alle forze navali statunitensi. Il sistema dovrebbe funzionare in coordinamento con l’Anyu-4: quando l’SPR identifica una minaccia, ne comunica posizione e velocità al centro di comando che decide con quale tipo di difesa rispondere. Taiwan ha a sua disposizione due sistemi di produzione americana, l’I-Hawk ed il Patriot PAC3, e uno di produzione indigena, Tien Kung, in grado di abbattere minacce a lunghe e medie distanze.
Il governo di Taipei ha minimizzato lo scandalo: secondo il Ministero della Difesa nessuna informazione fondamentale per il funzionamento del sistema di difesa aerea è stata passata a Pechino.
La vicenda, tuttavia, è particolarmente preoccupante. In primo luogo è chiaro che da alcuni ufficiali dell’isola la Cina non è percepita come una minaccia reale. Percezione che sicuramente è stata facilitata dal recente aumento degli scambi commerciali, culturali ed industriali tra i due Paesi. D’altra parte gli alti ufficiali taiwanesi in pensione che si recano in Cina ricevono spesso trattamenti da VIP. La stessa classe politica ha in parte acuito il problema, indicando Pechino non più come un nemico, ma come un’opportunità. Questo atteggiamento confonde i militari, abituati da sessant’anni a vedere la Cina come una minaccia, destabilizzando così il sistema di difesa nazionale.
Data l’alta interconnessione della rete di difesa aerea e le enormi risorse che la Cina sta investendo per dotarsi di capacità di penetrazione informatica avanzate mette inoltre seriamente a rischio la sicurezza di Taiwan. E’ evidente che Pechino non è solo interessata alla struttura del sistema C4ISR, ma anche a possibili porte di accesso, da poter utilizzare in caso di necessità. E’ questa l’eventualità che più preoccupa Washington, anche se non manca certo l’apprensione per le informazioni che i cinesi potrebbero ottenere su sistemi d’arma in forza anche agli stessi americani.
Lo scandalo apre una voragine sulla recente discussione relativa ai trasferimenti di materiale militare avanzato agli alleati. Oggi per alcuni membri del Congresso sarebbe molto semplice sfruttare la vicenda per dimostrare l’inaffidabilità degli alleati più stretti, specialmente in Asia, e mettere perciò a rischio alcuni programmi di cooperazione militare vitali per Taipei, Tokio e Seoul. Oppure per stroncare sul nascere la cooperazione con altri Paesi come Singapore e Indonesia.
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