Mondiali Qatar


19 marzo 2012

Qatar, una punta desertica circondata a sud dall’Arabia Saudita e a nord dal Golfo Persico. Oltre al petrolio, e agli sceicchi che ci si riempiono le tasche, sembra inadatto a qualsiasi altra attività. Con quel caldo poi ogni attività sportiva diventa impossibile. Tutto questo non è stato però da ostacolo alla Fifa, che ha deciso di rendere il Paese arabo la sede dei Mondiali di calcio del 2022.

Il piccolo emirato dirimpettaio dell’Iraq e in mano alla famiglia Al Thani ha deciso di competere per la designazione, forte del fatto che i Mondiali non si possono svolgere in Europa, in Sudamerica o in Africa, visto che le tre edizioni precedenti a quella del 2022 si sono tenute in Sudafrica e si svolgeranno nel 2014 in Brasile e nel 2018 in Russia.

Si sono candidate anche l’Australia, subito liquidata da Blatter con il pretesto che si trova nell’emisfero meridionale, il Brasile e il Sudafrica (eliminate con la stessa motivazione); la Corea del Sud è stata invece esclusa per aver già ospitato la manifestazione nel 2002, anno in cui l’ormai nemico della patria Byron Moreno escluse la scoppiettante Italia trapattoniana, il Giappone e gli Stati Uniti.

L’assegnazione, avvenuta nella sede della Fifa a Zurigo il 2 dicembre 2010, ha voluto che si giocasse proprio in Qatar. Il Paese vincitore ha surclassato il secondo classificato, la Corea del Sud, con 11 voti a favore e 4 contrari. L’organizzazione dell’evento permetterà alla nazionale di calcio locale di essere automaticamente qualificata: evento storico per la storia del pallone del piccolo emirato.

Ma ecco arrivare le polemiche. Subito dopo la designazione è aleggiata puzza di bruciato nel mondo del calcio, con un intricato scambio di accuse in cui quasi nessuno dei rappresentanti delle federazioni continentali in seno alla Fifa sembra scamparla.

Il numero uno del calcio mondiale, lo svizzero – in realtà mal sopportato da tutti nell’ambiente, specialmente dai club insoddisfatti delle sue nuove regole sulle convocazioni dei giocatori nelle nazionali – ha da subito fatto la voce grossa contro il malaffare, promettendo che il comitato etico della Fifa avrebbe ribaltato questa situazione imbarazzante. Blatter ovviamente non ha pensato di dimettersi, ritenendo di non avere alcuna responsabilità.

Lo scandalo è partito dall’Inghilterra, Paese estromesso dall’assegnazione dei mondiali del 2018, e in particolare da alcuni giornalisti del Sunday Times, che si sarebbero travestiti da mediatori incastrando numerosi membri del board della Fifa che sarebbero risultati essere facilmente corruttibili.

I giornalisti erano spalleggiati nella loro opera dalla Football Association – la lega britannica, desiderosa di dimostrare i brogli alla base dell’elezione di Russia e Qatar, Paesi con un dossier piuttosto scarso se confrontato a quello dei sudditi di Sua Maestà e dei cugini statunitensi – e dal rappresentante di Londra nella dirigenza del calcio mondiale, Lord David Triesman.

Triesman ha così iniziato a lanciare una serie di accuse: contro tutti i rappresentanti di Trinidad and Tobago, tra cui il potente Jack Warner, quelli del Brasile, con a capo Texeira, gli indonesiani ed il paraguayano Leòz, reo di averlo contattato per chiedergli benefici in cambio dei voti a favore del Regno Unito.

Il Qatar è stato inoltre accusato di aver materialmente comprato per un milione e mezzo di dollari i voti dei rappresentanti di Camerun e Costa d’Avorio, oltre ad avere organizzato tramite il suo emissario a Zurigo, Bin Hammar, un summit per convincere le federazioni nordamericane. Secondo le accuse sarebbe stato pagato loro il soggiorno di due giorni in un hotel di lusso a Trinidad per la modica cifra di 40.000 euro. “Un semplice rimborso spese”, si schernisce lui.

Nel frattempo Bin Hammar e Warner passano al contrattacco, accusando Blatter di aver favorito gli interessi nordamericani con il pagamento di un milione di euro, a cui vanno aggiunti alcuni regali tecnologici finalizzati a ottenere l’appoggio per la sua rielezione a capo del calcio mondiale.

Sepp, in tutta risposta, fa la voce grossa, forte del suo quarto mandato consecutivo, e minaccia il Qatar di esclusione e riassegnazione della competizione del 2022 se verranno confermate le accuse di corruzione.

Tra calciopoli e calcioscommesse, in Italia lo sappiamo già da un pezzo che la corruzione aleggia sul Paese tanto in Parlamento quanto sui campi di calcio. Del resto il livello di preparazione nella propria disciplina è spesso maggiore sugli spalti riempiti la domenica in tutta Italia rispetto a quelli semi-vuoti durante la settimana a Montecitorio.

Tuttavia speravamo che i vizi nostrani che ci portano fin da bambini a barare pur di vincere, si tratti di gare di biglie o di gare d’appalto, fossero estranei al mondo del calcio mondiale, generalmente più corretto e meno corrotto del nostro. Ma è evidente che il malcostume da sempre presente in politica stia penetrando anche nei board della Fifa, sempre più simili ad organizzazioni tese ad accumulare e distribuire potere e prebende che a difendere e migliorare il gioco più bello e seguito del mondo.

Se fosse vero quello che diceva Churchill di noi italiani, che perdiamo le guerre come fossero partite di calcio e le partite di calcio come fossero guerre, Blatter e soci, fosse per noi, sarebbero al rigore decisivo sudati e tremanti durante la rincorsa, e non vedremmo l’ora di vedere il pallone spedito al terzo anello dalla loro incapacità per potergli andare ad esultare in faccia.

 

 




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COMMENTI
Marco

Il familiare malaffare della corruzione e $epp, il dinosauro del pallone, svelano il sipario sulle abilità del nuovo collaboratore di questa gloriosa sezione della nuova III pagina di MRI.
Un plauso allo stile vivace e all’ interessante argomento.
Il giovane Stefano non mostra alcuna ansia da prestazione e sfodera da subito un azzeccato finale, sfruttando il sempre caro NOI aziendale.
Certo non sarà Marchionne, il mago Otelma nè il primo della lista…
ma, con affetto, diamo il benvenuto al compagno interista!!

Marco

anche se,