8 marzo 2012
Oggi, 8 marzo, forse non vale la pena dilungarsi in una descrizione delle incapacità (o mancanza di volontà) dei governi verso le necessità e le aspirazioni della parte femminile delle diverse cittadinanze. C’è chi vi si è impegnato di più, chi vi ha prestato più attenzione, ma pochi Paesi possono dire di aver riempito con soddisfazione e giustizia le lacune del sistema relative all’emancipazione femminile.
Generalizzando, si potrebbe dire che nei Paesi dotati di istituzioni democratiche e rispettosi delle libertà civili e politiche la situazione della parità e dell’equità fra i sessi sia tendenzialmente più seguita. Donne del calibro di Hillary Clinton, Angela Merkel, Christine Lagarde o Julia Gillard possono forse essere indicate come esempi di una minore discriminazione delle donne nell’accesso alla politica e, forse, al potere.
Benché la questione della parità fra i sessi sia probabilmente molto più complessa, si potrebbe volgere un rapido sguardo sulla situazione delle donne in Paesi come Kazakhstan o Uzbekistan, sistemi politici non certo conosciuti per l’attenzione al rispetto dei diritti della popolazione. Esistono figure femminili rilevanti in questa regione?
Nel caso del Kazakhstan la risposta è affermativa. Lei si chiama Dariga Nazarbayeva ed è la figlia del presidente Nursultan Nazarbayev. La primogenita è donna illustre, dai molteplici interessi e impegni nei media, nella politica e nell’economia. Una condizione, la sua, privilegiata e sicuramente non assimilabile alla media delle donne del suo Paese.
Dariga vanta una laurea in storia e un dottorato in scienze politiche. Nel 1995 assume la guida dell’emittente di Stato Khabar e rimane alla presidenza del suo consiglio di amministrazione fino al 2004, anno in cui partecipa alle elezioni parlamentari.
Ad essere precisi, la sua discesa in politica risale al 2003: la “principessa” – come viene talvolta chiamata dalla stampa – fonda il movimento politico “Asar” (“tutti insieme”) con l’intenzione di farlo diventare presto il partito politico di riferimento per i giovani kazaki sostenitori del presidente Nazarbayev (il cui partito è Nur Otan). Tra i dirigenti dell’associazione c’è anche Mukhtar Aliyev, all’epoca marito di Dariga con un rapporto poco chiaro con il potere (cioè, più chiaramente, con il suocero).
E’ chiaro che la fondazione di un simile movimento ha l’obiettivo di far avvicinare Dariga alla politica, in modo da prepararle il terreno per la successione al padre: la partecipazione alle legislative, il seggio in Parlamento e, forse, la carica di Presidente del Senato (seconda, in quanto a successione, solo a quella della Presidenza della Repubblica) sono le tappe previste per la sua ascesa. C’è anche chi si spinge oltre, dandola come potenziale candidata alle elezioni presidenziali del 2013. Nel 2006, però, dopo aver svolto le sue funzioni di sostegno al disegno della famiglia Nazarbayev, Asar si unisce al fratello maggiore Nur Otan e Dariga ne diviene vicepresidente.
Tuttavia, nell’estate 2007, quando il presidente kazako scioglie il Parlamento e indice le elezioni anticipate, Dariga non partecipa alla corsa elettorale: la sua ascesa al potere viene oscurata dalla torbida vicenda legata al suo divorzio da Mukhtar Aliyev.
Aliyev si era dimostrato determinato nell’acquisizione di potere politico ed economico già all’inizio degli anni duemila, mettendosi però in competizione tanto con l’élite imprenditoriale kazaka quanto con il suocero. Nonostante il conflitto nascente, Aliyev riceve in seguito cariche di rilievo. Ma proprio mentre si trova a Vienna in qualità di rappresentante all’OSCE, gli viene notificato di essere stato privato della sua funzione e accusato di associazione a delinquere, crimini a sfondo economico e sequestro di persona. Contestualmente, il marito di Dariga viene a conoscenza della richiesta di divorzio della consorte. L’indagato respinge tutte le accuse, dichiara di essere vittima di una persecuzione politica e sostiene che la richiesta di Dariga nasca in realtà dalle pressioni del padre. Aliyev si è sempre rifiutato di rientrare in patria (dove peraltro l’accusa di rapimento si è trasformata in omicidio a seguito del ritrovamento dei corpi dei sequestrati) e continua la sua crociata personale contro l’ex suocero.
All’epoca del divorzio sono state fatte diverse speculazioni relative all’importante patrimonio economico posseduto dalla coppia Nazarbayeva-Aliyev, agli interessi in gioco ed al destino della fortuna (vale la pena di citare il controllo della Nurbank, ottava banca kazaka e di fare riferimento al fatto che le due persone sequestrate e poi uccise erano dirigenti proprio di Nurbank). Si è anche detto che il divorzio era il segno dell’emergere di un altro clan di potere politico centrato sulla sorella di Dariga, Dinara, e sul marito, l’AD della compagnia di Stato KazMunaiGaz.
Le trame del potere, si sa, sono torbide e votate al complotto e, a voler luce sulle vicende della famiglia Nazarbayev e dei suoi schemi politici, si rischierebbe probabilmente di sconfinare in una narrazione degna del migliore fotoromanzo.
Dariga però non si dà per vinta e dopo qualche anno passato lontano dalla politica – forse ha trovato il tempo di dedicarsi al suo più grande hobby, il canto – è tornata a sedere in Parlamento per il partito del padre Nur Otan.
L’affascinante storia di questa donna della steppa non può che destare curiosità. Gli interrogativi sull’ambigua figura di Dariga sono molti ancora oggi: quanto potere detiene Dariga nello scenario politico del suo Paese? Esiste (e se sì dove) un confine fra la sua ambizione personale e il disegno del padre? Quanto è realistico vederla come futuro presidente del Kazakhstan? E se il Kazakhstan avesse una donna alla sua guida, potrebbe cambiare qualcosa nelle gestione politica del Paese? Tutte domande che, almeno ad oggi, sono rimaste senza una certa risposta.
Photo Credit: wikimedia commons
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