Emerald Warrior 2011


30 gennaio 2012

Less boots on the ground and more drones in the sky”. E’ così che si potrebbe riassumere la strategia anti-terrorismo seguita da durante il suo primo mandato. La visione del Presidente trova conferma nello tsunami di tagli – 487 miliardi di dollari in 10 anni – alle previsioni di crescita del budget del dipartimento della Difesa annunciato a inizio anno con la Defense Strategic Review. Le uniche aree risparmiate sono proprio quelle relative alle operazioni speciali e all’attività dei velivoli senza pilota, i droni.

Gli uomini delle forze speciali e la loro impresa più famosa, la neutralizzazione del pericolo numero uno per Washington, Osama , hanno trovato posto persino nel discorso sullo Stato dell’Unione della settimana scorsa. I militari che hanno preso parte all’operazione sono stati presentati da Obama come l’esempio dell’America migliore, capace di lasciarsi alle spalle contrapposizioni e divisioni politiche pur di raggiungere un obiettivo. Solo poche ore dopo si è scoperto che quegli stessi soldati avevano appena portato a termine un’altra pericolosa missione: il salvataggio di una coppia di occidentali in uno sperduto villaggio della Somalia.

A togliere le castagne dal fuoco nelle aree più instabili e ostili del globo è lo United States Special Operations Command. Nato nel 1987, l’USSOCOM ha un unico scopo: non permettere che un fiasco della portata dell’operazione Eagle Claw  si ripeta mai più. La missione che nel 1980 doveva salvare gli ostaggi dell’ambasciata americana a Teheran venne condotta in maniera dilettantesca e portò a un risultato disastroso: un elicottero RH-53 in fase di decollo entrò in collisione con un aereo da trasporto Hercules C-130, causando la morte di otto persone. L’operazione fu annullata e le speranze di rielezione per Jimmy Carter furono spazzate via in pochi istanti.

L’USSOCOM è un esercito nell’esercito: può contare su un personale in servizio attivo di circa 60 mila elementi ed è composto da unità militari d’elite provenienti dall’Esercito, Aeronautica, Marina e corpo dei Marines. La gran parte delle loro imprese è materiale classificato e solo in rari casi l’opinione pubblica ne viene a conoscenza.

In passato altri Presidenti, oltre Carter, hanno fatto ricorso all’impiego delle forze speciali con risultati spesso deludenti. Sono i casi di Richard Nixon, che nel 1970 tentò – senza riuscirci – il salvataggio di alcuni prigionieri di guerra americani dalla prigione di Son Tay nel Vietnam del Nord, e di Gerald Ford, che nel 1975 riuscì sì a portare in salvo la nave portacontainer Mayaguez, sequestrata in Cambogia dai Khmer Rossi, subendo però la perdita di 15 soldati. Secondo Bob Killibrew, colonnello dell’Esercito in pensione, “Obama sta dimostrando di volersi assumere i rischi che accompagnano le operazioni speciali a un livello mai raggiunto prima”.

Il New York Times ha rivelato che il generale David Petraeus, con l’approvazione del Presidente, ha ordinato a partire dal settembre 2009 un’espansione dell’attività militare clandestina in Iran, Arabia Saudita, Somalia e altri Paesi mediorientali – una direttiva simile a quella emanata dal segretario alla Difesa Donald Rumsfeld nel 2004.

La missione che ha portato all’uccisione di Bin Laden il 2 maggio 2011 ad Abbotabad in Pakistan è stata condotta dal Seal Team 6, la vera star delle operazioni speciali. Un’ottantina le persone coinvolte nel raid pachistano, ma sono i 24 uomini del Seal Team 6 ad espugnare il compound del terrorista.

Il Seal Team Six è un corpo militare ad elevata specializzazione costituito nel 1980 all’interno dei , una delle più famose unità, insieme alla Delta Force, alle dipendenze dell’USSOCOM.

La storia dell’USSOCOM non è però fatta solo di successi. Il 3 ottobre 1993, durante l’operazione Restore Hope in Somalia, due elicotteri Black Hawk vengono abbattuti da alcuni miliziani. Nella battaglia che ne segue muoiono 18 militari americani. L’incidente apre la strada al ritiro di Washington dal Corno d’Africa.

Sono due gli incidenti gravi che si sono verificati sotto la presidenza Obama. Il 6 agosto 2011 un’operazione è finita in tragedia in Afghanistan, quando i talebani hanno abbattuto un elicottero Chinook con 38 persone a bordo, tra cui 22 membri dei Navy Seals (il commando includeva alcuni membri del team che uccise Bin Laden). È stata la più grande perdita di vite umane in un solo giorno nella guerra in Afghanistan. Ci si è interrogati anche sul perché così tanti uomini si trovassero su un singolo elicottero e per una semplice missione di supporto. L’ammiraglio William H. McRaven, dall’aprile 2011 a capo dell’USSOCOM, ha difeso l’impiego dei Seals nel raid in questione, affermando che era la loro “undicesima missione in programma quella notte”.

Il secondo episodio si è invece svolto nel febbraio 2011 e ha riguardato il sequestro nell’Oceano Indiano di due coppie di turisti americani a bordo del loro yacht da parte dei pirati. In quell’occasione i Navy Seals raggiunsero l’imbarcazione troppo tardi: i pirati avevano infatti appena ucciso gli ostaggi.

L’altro versante su cui Obama si è concentrato è quello degli “omicidi mirati” per mezzo dei droni. Al momento del suo ingresso alla Casa Bianca tali azioni erano praticamente confinate al solo Pakistan, ma grazie anche al pressing del segretario di Stato Hillary Clinton, dell’ex direttore della CIA Leon Panetta e del consigliere per l’antiterrorismo John O. Brennan, il Presidente ha deciso di ricorrervi in maniera più massiccia.

Schierati per la prima volta dagli USA nelle guerre dei Balcani negli anni ’90, gli possono contare attualmente su una flotta di circa 7000 UAV (unmanned aerial vehicle); erano una cinquantina dieci anni fa. Afghanistan, Iraq, Libia, Pakistan, Somalia e Yemen: questi i Paesi in cui i velivoli senza pilota sono stati dispiegati a caccia di insorti e di terroristi affiliati ad Al Qaeda.

La regione nordoccidentale del Pakistan è una delle aree su cui si è concentrata maggiormente la potenza di fuoco dei droni. Secondo New America Foundation, solo in questo Paese dal 2004 ad oggi sono stati registrati 283 attacchi e più di 2000 vittime tra sospetti terroristi e civili.

Il problema delle ‘vittime collaterali’ è uno dei più insidiosi per l’amministrazione Obama per quanto concerne il rapporto sia con l’opinione pubblica sia con i partner stranieri (in particolare Kabul e Islamabad).

I dilemmi morali sollevati dall’utilizzo dei droni non sono affatto trascurabili. In una recente intervista Leon Panetta ha confessato che, avendo dovuto prendere decisioni molto difficili, ha pregato più durante il suo incarico da direttore della CIA che in tutta la sua vita.

Come successo durante l’Amministrazione Bush per le tecniche di interrogatorio da adoperare a Guantanamo, anche Obama ha richiesto e ottenuto un parere legale (non ancora reso pubblico) dal dipartimento della Giustizia sui targeted killing, gli omicidi mirati di sospetti terroristi. Le organizzazioni per i diritti umani hanno evidenziato come l’espressione “targeted killing” sia il genere di eufemismi prediletto da George W. Bush (il riferimento è al dibattito sugli “harsh interrogations”).

Il caso per il quale la consulenza deve essersi dimostrata particolarmente utile riguarda l’assassinio dell’imam Anwar al-Awlaki in Yemen del 30 settembre 2011. Al-Awlaki, nato nello Stato del New Mexico, era a capo dell’ala yemenita di Al Qaeda e aveva pianificato alcuni attentati ai danni degli Stati Uniti, tra cui quello fallito sul volo Amsterdam-Detroit del dicembre 2009. Per la prima volta, l’anno scorso Washington ha ordinato l’omicidio all’estero di un suo concittadino, al di fuori di una zona di guerra. Per Greg Miller del Washington Post “nessun presidente è mai ricorso così tanto alla pratica degli omicidi mirati per difendere la sicurezza nazionale”.

Che Obama stia puntando tutto su questa strategia lo conferma anche la decisione di inviare nelle acque del Golfo Persico una “base militare galleggiante” sulla quale distaccare unità delle forze speciali pronte ad entrare in azione in caso di necessità. Ben presto dunque, se la tensione nella regione dovesse continuare a salire, la lista dei bersagli dei Navy Seals e dei droni potrebbe allungarsi. L’Iran può considerarsi avvisato.

Photo Credit: Official U.S. Air Force / Flickr CC