21 gennaio 2012
Il rapimento di Raduni
Le indagini sul sequestro di tre occidentali – avvenuto il 23 ottobre scorso presso il campo profughi Saharawi di Raduni – svelano compromettenti implicazioni del Fronte Polisario (Frente Popular de Liberación de Saguía el Hamra y Río de Oro) in ambiti che fino a poco tempo fa erano considerati lontani dalla realtà politica del Sahara Occidentale e della sua popolazione.
La stampa internazionale ha documentato una probabile collaborazione nel sequestro fra alcuni membri del Polisario e personalità vicine ad al Qaeda. Una collusione che rappresenterebbe soltanto la punta estrema di un iceberg fatto di traffici illeciti e derive terroriste.
Le prime analisi sul rapimento dello scorso ottobre convergevano nell’escludere la partecipazione del Polisario nel sequestro di Rabuni, data la gravità delle ripercussioni sulla causa Saharawi. In effetti nei campi profughi del Western Sahara non si erano mai verificati atti che mettessero a repentaglio la sicurezza del personale occidentale impegnato negli innumerevoli progetti umanitari.
La primissima tesi, quella che vedeva il Marocco orchestrare il sequestro e attribuirlo al carattere terrorista del Polisario – allo scopo di screditarne la lotta –, si è presto sgretolata, lasciando spazio alle testimonianze dei governi vicini. A loro dire l’accaduto sarebbe da attribuire alle esigenze di finanziamento di una nuova frangia di AQMI. Si tratta della Jamat Tawhid Wal Jihad fi garbi Afriqqiya – movimento unito per la jihad in Africa Occidentale – e new entry fra le cellule terroristiche di al Qaeda, probabilmente composta in parte da ex membri del Polisario.
Il 28 dicembre l’agenzia Adnkronos/Aki ha pubblicato le testimonianze di funzionari del governo del Mali, secondo cui i tre cooperanti rapiti sarebbero arrivati nella mani di AQMI grazie alla complicità di una cellula jihadista Saharawi, appunto riconosciuta come Jamat Tawhid.
Sempre dal Mali arriva la notizia che il presidente Amadou Toumani Touré accusa i militanti del Polisario di servirsi ripetutamente del territorio settentrionale dello Stato per regolare i loro conti con gli uomini di AQMI e con i trafficanti di droga ed armi, che imperversano nel Sahel senza controllo alcuno.
La recente dichiarazione trova fondamento nell’annuncio dei capi della sicurezza di Bamako – risalente al 15 dicembre 2011 – che testimoniano di aver fermato elementi armati del Polisario, dopo che questi avevano ucciso un uomo e rapito altre tre persone nel nord del Mali. Il nome del deceduto era M. Y. Ould Hamed, noto trafficante di droga, soprannominato “doppia testa”.
Secondo quanto riportato dal Fronte Polisario al giornale Akhbar, la vittima è stata uccisa mentre resisteva all’arresto da parte di militanti del Fronte perché riconosciuto come complice dei sequestri al soldo di al Qaeda. Secondo il governo del Mali, invece, la vittima è un trafficante di droga ucciso dal Polisario per regolare conti estranei ai sequestri, a dimostrazione della collusione del fronte con i traffici illeciti del Sahel.
L’ultima rivelazione arriva dalle pagine virtuali di bloggers mauritani: a loro dire, “doppia testa” era ricercato anche da AQMI perché ritenuto responsabile di spionaggio e quindi condannato a pena capitale.
La morte di M. Y. Ould Hamed apre dunque una breccia nella difesa del Polisario per le accuse di coinvolgimento in traffici illeciti e vicinanza con al Qaeda. I militanti del Fronte, a loro dire, si trovavano lì per arrestare le quattro persone sospettate di aver preso parte nel sequestro dei tre cooperanti, niente di più. L’uccisione di uno dei sospettati, una personalità scomoda, un nemico comune di AQMI e dello stesso Polisario, risulterebbe quindi una coincidenza.
Una domanda sorge spontanea. Se dopo i fatti del 23 ottobre il Polisario ha dichiarato di collaborare pienamente con Spagna e Italia per liberare i tre ostaggi, perché non ha fatto menzione di aver individuato dei sospettati?
Inoltre, uno dei tre arrestati dal Polisario – tale Tahar Ould El Himry – ha indicato che il vero complice di AQMI è il cosiddetto “Omar il Saharawi”. Questo nuovo soggetto della rete, che collega la RASD (Repubblica Democratica Araba Sahrawi) ad al Qaeda del Magreb Islamico, si distingue per essere inserito all’interno dei campi Saharawi – da qua il soprannome – e per essere titolare di una condanna a 12 anni emessa dal governo della Mauritania nel luglio 2010 per l’accusa di rapimento.
Un altro arresto – questa volta compiuto dal governo algerino – di due membri della cellula di AQMI chiamata Katiba, ha fornito nuovi elementi. Secondo i due arrestati, sospettati di agire sotto gli ordini del violento capo di AQMI, l’algerino Abou Zeid Alqama, alcuni elementi del Polisario si sono resi complici del sequestro di Rabuni, consegnando gli ostaggi nel nord del Mali ai combattenti di Abou Zeid Alqama, davanti agli occhi dei suddetti arrestati che avevano il compito di intermediari.
Secondo la confessione dei due membri di Katiba, sarebbero da attribuire a Abou Zeid Alqama il rapimento dei due francesi avvenuto il 24 novembre ad Hombori, nel nord del Mali, quello dei tre turisti occidentali il 25 novembre a Timbouctou e l’assassinio del turista tedesco che cercava di resistere al sequestro.
L’effetto macchia d’olio di AQMI: una minaccia per il Sahara Occidentale
La situazione nel Sahara Occidentale sembra intrecciarsi con lo stesso destino del Sahel, diventando improvvisamente drammatica.
In questa zona, conosciuta da anni come roccaforte di criminali internazionali, trafficanti di armi, persone e droga – si consideri che dal Sahel circolano circa 80/100 tonnellate di cocaina all’anno – al Qaeda ha trovato un covo ideale per organizzarsi e condurre le proprie losche attività di finanziamento: rapimenti e traffici illeciti.
In questo scenario deteriore si sono inserite prima la guerra civile libica, che ha attirato migliaia di mercenari armati ed addestrati provenienti da tutto il Sahel e il Sahara Occidentale, e successivamente la caduta del regime di Gheddafi. Cosicché, oggi, l’enorme quantitativo di armi lasciato incustodito dagli ex difensori del raìs e l’espulsione violenta di tutti i mercenari assoldati contro i ribelli stanno avendo effetti destabilizzanti sulla già precaria sicurezza della regione.
La frangia di al Qaeda nel Maghreb Islamico si è difatti introdotta nella società Tuareg e Saharawi per ottenere materiale bellico e uomini. Nella zona grigia che si sta delineando – l’area di Wagadou e del nord del Mali – il binomio terrorismo/criminalità ha messo radici molto profonde.
Una storia di compromissione negli affari della regione che, a ben guardare, parte da molto lontano.
Secondo quanto riportato da un rapporto pubblicato nel maggio 2011 da ESISC – European Strategic Intelligence and Security Center –, la nascita di AQMI risale alla fusione del Gruppo Selafista per la Preghiera e il Combattimento con al Qaeda. Un’unione consacrata nel 2007 ad Algeri, dove fino a poco tempo fa si trovava la sede operativa del gruppo, oggi trasferita nel Sahel.
E’ importante ricordare che Algeri è storicamente il finanziatore numero uno della lotta del Polisario, dopo la Libia di Gheddafi.
Da ricerche condotte dall’ESISC, le relazioni fra Polisario e movimenti di matrice islamica risalgono agli anni ottanta, quando i giovani che si trovavano all’interno dei campi profughi nel deserto del Tindouf entrarono in contatto con la dottrina dei rappresentanti del Fronte Islamico di Salvezza (FIS), partito islamico algerino nato nel 1988.
Il rapporto mette in luce ulteriori elementi che risalgono al 1994, anno in cui i Servizi Segreti algerini sequestrarono al Gruppo Islamico Armato (GIA) – movimento terrorista di matrice islamista nato nel 1992 – una grossa partita di armi che il governo algerino aveva fornito al Polisario.
Una storia di contatti di vecchia data dunque.
Secondo l’ESISC i movimenti islamici nel Sahel si sono inoltre rafforzati dopo i fatti dell’11 settembre, così come i loro contatti con movimenti locali come il Polisario. Il rapporto segnala che, nel 2008, all’interno di un centro di addestramento di AQMI, sono state trovate numerose persone provenienti dal Sahara Occidentale. I documenti custoditi nel campo parlavano di 265 ex combattenti del Polisario confluiti nelle linee di AQMI.
Qualora Algeri riconoscesse ufficialmente la collusione del Fronte Polisario con le cellule di AQMI, il governo algerino potrebbe vedersi costretto a prendere le distanze dalla causa Saharawi. Algeri, di fronte al rischio di un isolamento da parte dell’occidente – poiché, sebbene indirettamente, finanziatore di AQMI attraverso l’invio di armi al Polisario – potrebbe revocare il proprio sostegno finanziario al Fronte.
Le misure algerine potrebbero andare anche oltre. Ad esempio si potrebbe arrrivare a proibire la presenza di campi profughi Saharawi a Tindouf. Un’evoluzione che rischierebbe di generare un caos senza precedenti nel Sahara Occidentale e nel Maghreb, accrescendo il potenziale di instabilità della regione.
Le ragioni dell’avvicinamento
La matrice di questo avvicinamento può essere individuata nell’assenza di una dottrina ideologica alla guida della lotta del Fronte che, sin dalla sua nascita, è stata volutamente sostituita con la legittimità della lotta in nome del diritto internazionale e del principio di autodeterminazione dei popoli.
Probabilmente, dunque, il Polisario sta vivendo i momenti tipici di una crisi d’identità.
L’avvicinamento ad AQMI può essere letto come un momento di crisi interna al fronte, di smarrimento della direzione, in una fase in cui le nuove generazioni Saharawi scalpitano per la ripresa della lotta armata. A ciò si aggiunga la frustrazione derivante dal finora “futile” pacifismo dei loro padri e le forti polemiche interne sul dispotismo dei vertici.
E’ da considerare anche la più prosaica questione economica: i crescenti collegamenti criminosi fra Polisario ed AQMI potrebbero essere riconducibili alle esigenze finanziare del Fronte. Effettivamente la collaborazione economica sembra giovare entrambe le parti: AQMI guadagna basi locali nella zona occidentale del Sahel per espandere ancora di più la propria influenza e il Polisario ci guadagna in peso politico, armi e dollari.
Come accennato, a pesare è anche la caduta del regime di Gheddafi. Ovvero la fine per i militanti del Fronte di una “generosa” fonte di sostegno politico e finanziario, nonché l’avvio di un gran flusso di militari in fuga dalla Libia dell’ex raìs.
Sul sito Geotribune.com, un rappresentante del CNT ha sottolineato che poco dopo la caduta di Tripoli sono stati fermati dai ribelli almeno 556 mercenari provenienti dalle fila del Polisario. Secondo il CNT, il Polisario ha preso parte alla sanguinosa repressione del popolo libico e pertanto è considerato un nemico del nuovo governo.
Il CNT ha, difatti, proceduto all’espulsione di un numero ingente di Saharawi e Tuareg, rispediti nelle loro terre di origine. Questi – presumibilmente – questi individui andranno ad accrescere la popolazione dei campi profughi, aumentando i disagi e la sensibilità verso movimenti recettori di ex combattenti come al Qaeda.
A livello regionale, dunque, la fine di Gheddafi potrebbe amplificare le ragioni di contatto tra gruppi, inaugurando l’avvio di una nuova epoca di insicurezza nel Sahel e nel Maghreb.
La risposta dell’Occidente
Nel febbraio 2010 l’UE ha adottato la prima strategia di sicurezza interna. Nel programma una parte importante ha riguardato i Paesi terzi del Maghreb. Da questi territori provengono infatti sfide significative per la sicurezza europea. Sia in ragione dei flussi migratori incontrollati, sia per la minaccia terrorista e i traffici di droga. La corruzione ancora diffusa, la debolezza delle frontiere e la mancanza di eserciti regolari preparati trasformano molti Paesi dell’Africa centro-occidentale nella strada africana della cocaina e dell’hashish.
Parallelamente, l’Europa ha messo in guardia sulla crescita del pericolo della proliferazione di cellule terroriste, un fenomeno che sta coinvolgendo anche zone considerate franche.
La lotta condotta dal governo algerino ad AQMI ha spostato il baricentro della sua azione nel Sahel, trasformando l’area in uno spazio strategico per gli Stati Uniti nella lotta al terrorismo globale. Secondo fonti Wikileaks, la CIA possiede una sua cellula di sorveglianza nel territorio algerino – rimasta segreta fino al 2009 – e operante attraverso l’agenzia di sicurezza AFRICOM.
Conclusioni
Una possibile risposta potrebbe far conto sull’avvio di una linea politica regionale condivisa. Un avvicinamento che sembrerebbe in cantiere. Il primo punto su cui Marocco, Mali, Mauritania e Libia si sono, al momento, messi d’accordo è il rispetto dell’integrità territoriale degli Stati, come mezzo per stroncare traffici illeciti e l’effetto macchia d’olio della criminalità diffusa. Questo primo punto di una lunga lista di propositi emargina la lotta Saharawi e di conseguenza esclude l’Algeria. Il rispetto dell’integrità territoriale degli Stati africani blocca ogni evoluzione pro Saharawi nel conflitto del Sahara Occidentale, per spostare l’ago della bilancia verso il Marocco. La lotta del Fronte Polisario per l’indipendenza dal regno marocchino si arena a causa della pericolosità del Sahel, a cui si cercherà di far fronte con un’inedita compattezza maghrebina.
Si prospetta un circolo vizioso, in cui il Fronte Polisario cercherà nuovi alleati per far fronte al cambio di rotta che i governanti del Maghreb si accingono a compiere. Un rafforzamento nella zona del Sahel si rende necessario per lo sviluppo di una sicurezza durevole per i maghrebini, per l’Europa e per il resto dell’Occidente. Ma ogni iniziativa deve essere intrapresa con cautela, facendo attenzione a non emarginare nessun attore che – una volta rimasto isolato e senza alternative – potrebbe vedere nella ripresa della lotta armata o nell’affiliazione a gruppi terroristi una possibile via d’azione.
Photo Credit:James Byrum / Flickr CC
Mappa: Alberto Imbrosciano
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cara LAUREANDA in relazione internazionali e studi europei di cosa stai parlando?ma quale sostegno di gheddafi?sai che gheddafi ha smesso già negli anni 80 di sostenere i saharawi per un accordo tra lui e il re hassan II del marocco!!e di quale relazione stai parlando tra alqaida e il polisario??fai bene a rifare la valigia ma ti consiglio di andare ai campi profughi saharawi cosi conosci bene chi sono i saharawi e in quele situazione vivono e sappi che nel nostro parlamento c’è il 36 % dei parlamentari di sesso femminile, altro che estremismo islamico!!!!!!!!!invece di fare una propaganda gratuita e denigrare il popolo saharawi che lotta da anni in modo pacifico per la sua indipendenza e libertà vai a vedere con i tuoi occhi la vera realtà!
Cara Martina,
complimenti per l’analisi, è realistico. Laroussi sta racontando disinformazioni… la nostra Rossella Urro è andata a Rabuni dove ti invita Laroussi e proprio a Rabuni è stata rapita, è inaccettabile.
Invito Marta di fare 1 intervista a qualsiasi italiano che è stato giù nei campi profughi saharawi e ti racconterà chi sono saharawi e perché hanno scelto di lottare in modo pacifico per la loro indipendenza e libertà!!!
il popolo italiano deve sapere che il marocco ha confine con la mauritania e l’espagna e l’algeria il che voule dire che il polosario e una organizzazione terroristica creata da chavez e l’algeria x l’algeria e stata sconfitta in tutte le guerre contro il marocco e chavez vuole portare il communismo che ormai fa parte del passato.
Il cosi detto POLISARIO si e scopertto dopo la morte del suo creatore il dittatore Ghddafi una banda dei mercenarie di varie stati ,che hanno creatto una fonte politica per avere aiuti umanitare che finiscono da anni nei mercati neri……..attualemente la banda dei separatisti vive sul trafico d arme droga immigrazione clandistina….e diventata filo Al Qaida nel Sahel………quindi debiamo fare attenzione a nom mandare i nostri volontarie al campo di Tindouf terretorio teretotio offertto dal gouverno Algerino nei tempi della guerra fredda contro il marocco il Regno il piu filo occedentale nel mondo Arabo.quindi fasciamo molta attenzione e sosteniamo il gouverno marocchino a combatere queste bande dei separatisti terroristi……viva l italia unita viva il marocco unito……..
Ho sentito Rossella Urru, quando è venuta a Milano per il forum della cooperazione allo sviluppo. Era sorvegliata a vista da esponenti del Polisario , compreso il loro “fac similie di Ambasciatore ” in Italia , era visibilmente in imbarazzo , perchè non poteva raccontare come si sono svolti veramente i fatti. Rossella ha detto chiaramente che per un anno o più intende stare fuori dalle scene. E non ha speso una parola NE A SOSTEGNO DEL FRONTE POLISARIO NE CONTRO IL REGNO DEL MAROCCO. E’ evidente che questo atteggiamento, assolutamente comprensibile, deriva dal mistero fitto che avvolge il rapimento dei 3 cooperanti e che non viene svelato per evitare anche peggiori conseguenze nei confronti di altri cooperanti. Resta il fatto che il Rapimento è avvenuto a 300 m. dal quartier generale del Fronte a Rabouni, e che è alquanto improbabile che non vi fossero implicazioni degli uomini del fronte in tale vicenda. Sullo sfondo appare più che mai evidente la deriva terroristica in cui sta versando il fronte, rdiotto ormai ad un manipolo di sbandari sempre più prossimi alle tentazioni Jahidiste che imperversano nel Sahel. Il rapimento di Rossella urru segna una netta linea di demarcazione della storia dei campi profughi di Tindouf , uno spartiacque storico da cui emerge il sostanziale fallimento della folle politica di El marrakshi e dei suoi compari aguzzini. Ora Gheddafi non c’ è più, e contraddico in toto le affermazioni per cui non dava più sostegno al Polisario. Aveva cessato solo di accogliere i bambini deportati dai campi per l’ indottrinamento politico come avveniva a Cuba e ad Algeri. Per il resto è sempre stato uno dei massimi finanziatori del fronte, nonostante gli accordi presi col Marocco. Il reclutamento dei mercenari del Polisario contro i ribelli in Libia è storia recente e documentata, pubblicata su tutti i giornali. Si dice che basterebbe intervistare chiunque si sia recato li , per capire come i saharawi lottano per la loro causa. La realtà e che le “vere” interviste , e non quelle scontate concesse dai sostenitori locali ( si tratta di una rete molto fitta ed articolata, una spece di polizia segreta pronta alla immediata denuncia di chi semplicemente rappresenta un potenziale pericolo per il sistema, insomma “spioni di regime”), non possono aver luogo per il controllo assiduo e sistematico sulla popolazione. Le vere interviste sono date dalle testimonianze di chi ce l’ ha fatta a fuggire , ma si sa che questi, secondo i Pasdaran filopolisariani, sono al soldo della Monarchia marocchina. Beh non è così, perchè anche cittadini Mauritani sono stati vittime di torture e violenze perpetrate ai loro danni dal Polisario e di questo se ne sta occupando la Commisione Europea per i diritti umani. Forse sarebbe il caso di togliere il paraocchi e di avere il coraggio di fare emrgere finalmente il vero volto di questi individui che badano solo al loro tornaconto personale , attratti come sono dai previlegi che i loro “amici” sono disposti a concedere senza se e senza ma , e seoprattutto senza certezza alcuna sul dove questi soldi o aiuti , vanno a finire.