A Sliding War operazioni segrete e non di Stati Uniti, Israele e Iran


20 gennaio 2012

La mattina di mercoledì 11 gennaio 2012, nella zona est di Teheran vicino all’Università Allameh Tabatabai, una bomba magnetica fa esplodere la Peugeot 405 su cui viaggia Mostapha Ahmadi Roshan, professore universitario ma sopratutto ingegnere nucleare iraniano e presunto capo del dipartimento per l’arricchimento dell’uranio a Natanz. Roshan è il quarto iraniano connesso al programma nucleare del suo Paese ad essere assassinato in due anni.

Gli Stati Uniti hanno prontamente negato qualsiasi coinvolgimento nell’azione mentre gli israeliani si sono limitati a non commentare. Ad ogni modo, l’eliminazione di Roshan e di chi l’ha preceduto sono verosimilmente parte di una più grande strategia onnicomprensiva che mira a un unico obiettivo: limitare lo sviluppo nucleare dell’Iran e destabilizzare il regime degli ayatollah.

Quella che si sta consumando in Medio Oriente è una partita sempre meno segreta tra Washington, Gerusalemme e Teheran, che coinvolge un’infinità di altri attori, più o meno minori, in una pluralità di azioni che spaziano dalle esplosioni, alle operazioni clandestine, al sabotaggio industriale, ai virus informatici e, ovviamente, agli assassini mirati.

Questa situazione va avanti ormai da anni. Vi è stato l’assassinio già nel luglio 2001 del Colonnello Ali Mahmoudi Mimand, supposto fondatore del programma missilistico iraniano. Più recentemente, la deflagrazione nell’aprile 2006 nella struttura per l’arricchimento dell’uranio di Natanz, che ha danneggiato varie centrifughe, il famigerato Mallware Stuxnet, il cui sviluppo sarebbe partito nel 2009 e l’esplosione del 10 dicembre 2010 nella base militare Imam Ali, nella provincia sudoccidentale di Lorestan (questo per citare solo alcuni avvenimenti).

Sebbene questa guerra latente vada avanti ormai da 11 anni e l’uccisione di Roshan, pur drammatica, non apporti niente di nuovo al quadro complessivo, nelle contingenze attuali essa contribuisce a gettare luce su un capitolo aperto solo recentemente ma ricco di spunti. Americani e israeliani agiscono ancora d’intesa in Iran?

La domanda sorge spontanea e trae fondamento non solo da quanto successo l’11 gennaio, ma anche e soprattutto dai recenti avvenimenti che hanno coinvolto gli establishment militari israeliani e statunitensi. In particolare si fa riferimento all’operazione militare congiunta prevista per la scorsa primavera, nome in codice Austere Challenge 12, che è stata posticipata ed è stata lanciata dal Pentagono il 15 gennaio, guarda caso pochi giorni dopo l’Affare Roshan.

Il maldestro tentativo israeliano di motivare il rinvio di Austere Challenge 12, adducendo come causa l’esaurimento dei fondi a disposizione, non deve sviare dal fatto che Tel Aviv abbia appreso con totale disappunto la decisione americana. Israele teme infatti un graduale disimpegno di Washington da una linea di condotta aggressiva verso un’altra linea orientata esclusivamente all’implementazione delle sanzioni e dell’isolamento internazionale di Teheran.

Questa frizione procede da qualche mese. Già ai primi di dicembre 2011, William Galston della Brookings Institution riportava di malumori evidenti dei quadri militari israeliani all’ottavo Saban forum annuale, un tavolo di dialogo israelo-americano sponsorizzato da Brookings. Quello che traspare dalle conversazioni di Galston è un quadro ben nitido: gli ufficiali israeliani sono concordi nel sostenere che gli Stati Uniti abbiano virato verso la strategia del containment iraniano già 1-2 anni fa. In sostanza, Israele non crede più che in caso di attacco preventivo a siti sensibili iraniani gli Stati Uniti opereranno congiuntamente con Gerusalemme. Un giudizio che in effetti non sembra molto distante dalla realtà, sebbene in qualche modo incompleto.

Come è stata strutturata precisamente nel corso di questi anni la collaborazione strategica in operazioni segrete anti-Iran che gli americani sembrano voler abbandonare? Le infiltrazioni e le operazioni clandestine su suolo iraniano hanno sempre trovato grande favore nel Mossad e nella CIA. Dall’epoca dell’attacco americano all’Iraq sono stati rinsaldati per esempio i rapporti tra agenti israeliani e i corrispettivi iracheni di origine curda, che pare si infiltrino in territorio iraniano da nord e che abbiamo avuto un ruolo attivo nell’affare Roshan.

Il Kurdistan pare essere territorio favorevole anche per la CIA: arcinota è la collaborazione tra americani e il partito curdo, il PJAK, che starebbe operando in Iran dal 2005. I gruppi dissidenti al regime iraniano in realtà abbondano un po’ dovunque: ad esempio il Mujahideen-e- Khalq, conosciuto in Occidente come M.E.K, o il famigerato Movimento di resistenza del Popolo Iraniano, meglio noto come Jundallah, che ha compiuto un’infinità di azioni sul suolo iraniano (una per tutte l’attentato a un autobus carico di Pasdaran nel febbraio 2007, dove hanno perso la vita non meno di 11 Guardie della Rivoluzione).

Le operazioni di sabotaggio sono però quelle che più evidenziano il complesso sistema costruito da Washington e Gerusalemme attorno allo Stato iraniano. Alcune di esse presentano un copione degne del più sofisticato film di spionaggio. Fin dal 1998, racconta a the New Republic un ex operativo del Mossad che si fa chiamare Michael Ross, CIA e Mossad vendevano all’Iran uno spray utile ma di fatto letale per il funzionamento delle centrifughe.

Nel 2000, uno scienziato nucleare russo pagato dalla CIA si reca a Vienna per consegnare agli iraniani progetti errati di costruzione per la bomba atomica. Gli iraniani – che sul modello della “Linea X” sovietica degli anni’80 cercavano (in particolare attraverso la Kalaye Electric Company, controllata dai Pasdaran) di procacciarsi in Occidente le tecnologie di cui Teheran era sprovvista – vengono letteralmente circuiti più e più volte da compiacenti attori del mercato nero, da fantasiose società di comodo create ad hoc o da agenti al centro di reti internazionali.

Celebre risulta il caso di Urs Fred e Marco Tinner, che hanno venduto pompe a vuoto ad alta qualità, seppur difettose, all’Iran: i Tinner hanno dimostrato di possedere profondi legami con Abdul Qadeer Khan, scienziato pakistano di alto rilievo, al centro da anni di una rete di distribuzione di materiale nucleare tra Iran, Libia e Nord Corea.

Nonostante il numero incalcolabile di insuccessi, in questi anni gli iraniani sono però riusciti a mettere a segno anche qualche colpo prestigioso. Nel novembre dello scorso anno, agenti di Teheran demoliscono la rete libanese di informatori della CIA. Il sistema utilizzato era quello delle intercettazioni in un Pizza Hut di Beirut, dove gli americani incontravano gli informatori grazie anche ad apparati ceduti dalla CIA al governo libanese per controllare i miliziani sciiti e che invece erano caduti in mano iraniana. Un altro caso clamoroso è stato poi l’abbattimento il 4 dicembre 2011 da parte dei Pasdaran di un velivolo teleguidato statunitense RQ 170 Sentinel, decollato dall’Afghanistan e utilizzato per sorvegliare i siti atomici iraniani.

All’atto effettivo, le manomissioni, i sabotaggi, le uccisioni mirate di scienziati iraniani, seppur efficienti nel rallentare parzialmente lo sviluppo del programma nucleare, non sono stati in grado di fermarlo del tutto. Certo, oltre al rallentamento delle operazioni di sviluppo, la strategica di guerra silenziosa di questi anni di Washington e Gerusalemme ha accelerato la sindrome d’accerchiamento dell’Iran e l’isteria dei suoi apparati, causando avvenimenti al limite del parossismo, come l’arresto da parte dell’intelligence iraniano di una dozzina di scoiattoli-spia armati di piccoli sensori nel 2007. Ma a che scopo infine? Preludio di un attacco armato preventivo?

A partire dal 2010, Washington deve essersi resa conto che costi e benefici di una simile strategia non collimano e che è nell’interesse americano sganciarsi da situazioni capaci di destabilizzare il quadro mediorientale in un modo non congeniale all’America.

Il peggiore scenario possibile per Obama è quello di una Casa Bianca incastrata in un conflitto contro l’Iran scatenato da Israele. Questo da un lato limiterebbe lo spazio di manovra americano e dall’altro allargherebbe il quadro della possibile reazione iraniana, e forse anche araba, a ben più di qualche base israeliana o americana nella zona del Golfo. Quando Obama afferma di non aver escluso l’opzione armata è in fondo sincero; quello che manca di specificare è che l’opzione armata non sarebbe al fianco di Israele, ma forse in prevenzione di un attacco israeliano all’Iran (i 9.000 militari americani in Israele sono una sorta di detention?)

Una cosa è certa: gli israeliani non hanno rinunciato alle operazioni segrete e clandestine. E’ Mark Perry che lo svela su Foreign Policy, rivelando operazioni di agenti del Mossad travestiti da agenti della CIA per il reclutamento avvenuto a Londra di operativi di Jundallah, anni dopo la fine del medesimo programma da parte di Washington.

Un tentativo di forzare la mano agli Stati Uniti? Non sembrerebbe riuscito visto gli sviluppi in senso contrario della politica di Obama. Tuttavia ciò che permane è la frizione acclarata tra Israele e America. E sembra strano a dirsi, ma ora come ora Washington teme più un’azione unilaterale di Gerusalemme che gli sproloqui presuntuosi ma vacui di Teheran. E forse ha ragione.

 

Photo Credit: SS&SS / Flickr CC




COMMENTI
Marco

Ultimamente la questione iraniana mi sta mettendo molta ma molta ansia e oltretutto internet non aiuta molto se non ad aumentare ancora di più la confusione su tutta la vicenda, alcuni danno già per certa la terza guerra mondiale causata dall’escalation che ne deriverebbe da un attacco all’Iran.
Cosa ne pensa lei? Crede che Russia o Cina (o entrambe) interverrebbero a difesa dell’iran oppure le recenti dichiarazioni ( Gen. Zhaozong ) sono solo chiacchiere da militari?
Pensa che la via del negoziato e la soluzione pacifica sia ancora realistica?

La ringrazio in anticipo.

Stefano Lupo

Caro Marco buongiorno ,
Ti rispondo molto volentieri . Attualmente Cina e Russia, pur mantenendo un atteggiamento ambiguo , fatto di opposizioni di facciata all’intransigenza ( stentata) degli Stati Uniti , hanno tutto fuorché voglia di attaccare o rispondere a un attacco in caso di conflitto o di bombardamento contro l’Iran . Le affermazioni del Generale Zhao Zhong, della Chinese National Defense University, vanno prese con le dovute cautele. In primo luogo esse datano ormai quasi due mesi e passa e , credimi, in tale lasso di tempo molto è cambiato . In secondo luogo, La Cina sembra prediligere una posizione di forza mantenendosi equidistante; mi spiego: Nella strategia di contenimento economico sull’Iran gli Usa hanno bisogno del sostengo in qualche modo della Cina , la quale , pur continuando a comprare petrolio Iraniano ( anche se a prezzo inferiore) sembra accettare il suggerimento americano e sta virando su altri mercati per l’acquisizione del greggio . La Cina non ha interessi a inasprire i rapporti con gli Usa su una questione come quella dell’Iran e anzi ci tiene ad apparire come una sorta di attore fondamentale per l’equilibrio dell’area mediorientale , almeno dal punto di vista economico.
La Russia… Be’. La Russia ancor di piu non desidera un inasprimento della situazione in una zona così vicina alle sue frontiere. Proverà anch’essa a esercitare il ruolo dell’attore equilibrato che dispensa consigli lungimiranti ma poco di piu farà nel breve periodo . Inoltre sia Cina che Russia hanno tutto il vantaggio di vedere la posizione degli Americani rimanere impantanata in Iran ancora un pó. Tengono a che gli Usa manifestino la graduale impotenza internazionale che sembrano subire .
Tuttavia ahimè non posso lenire le tue ansie ulteriormente. Nella tua domanda mi sorprende non aver visto alcun riferimento a Israele. Gli americani temono molto un’azione israeliana unilaterale in IrAn , perché gli Israeliani , per tutta una serie di ragioni che prossimamente illustreremo, pare sottovalutino il caos che deriverebbe da un attacco all’Iran . Terza guerra mondiale ? Magari no , ma sicuramente bufera si alzerà sul Medioriente e non solo . Se ci sarà da preoccuparsi sarai tra i primi ad essere informato. Promesso.
Cari Saluti.
S.L.

Marco

Grazie infinite, non ho citato Israele per la fretta di scrivere, da quello che ho letto sembra che al momento israele non voglia attaccare ( parole di Ehud Barak: la decisione è molto lontana ) anche se secondo me non c’è da fidarsi troppo.
Secondo lei la via del negoziato risolverà la situazione?
Come reagirà l’Iran al probabile embargo di lunedì prossimo?

La ringrazio ancora per l’attenzione.

ps: sulla promessa ci conto

Stefano Lupo

Purtroppo Israele in questo momento risulta essere forse l ‘unica incognita dell’equazione. Nel breve termine tutto o quasi si gioca sull’accettazione Israeliana della strategia americana del containment iraniano fatto di sanzioni e isolamento internazionale. Se Israele pur lamentando la scarsa efficacia di tale manovra continuerà ad assecondare Obama non bombardando i siti nucleari iraniani , tutto ok… Altrimenti, beh si salvi chi puó. Vedremo .
I negoziati, dunque… Se per negoziato intendi ulteriori sanzioni sperando Teheran ceda, la vedo dura… Se intendi ripristinare il canovaccio delle 5+1 powers ( con il contributo diplomatico evidente di Ankara…) sperando di raggiungere chissà quale accordo, forse , ma la situazione è in continuo divenire..
E non sappiamo se questo divenire sarà positivo o meno Caro Marco , we will see..

Marco

Speriamo allora che prevalga il buon senso.
Lei personalmente come la vede? Rischiamo di saltare in aria?
Scusi se sono abbastanza petulante ma la sto vivendo molto male tutta la vicenda e ho veramente paura di svegliarmi un giorno e ritrovarmi la guerra in casa o peggio ancora una bomba di quelle grosse.

Ps: conosce qualche sito affidabile dove posso informarmi ( a parte questo ovviamente? )
Cosa ne pensa del sito GlobalResearch ( michel chossudovsky ) ?

grazie dell’infinita pazienza dimostratami.

Stefano Lupo

Ho conosciuto personalmente il Professor Chossudovsky all’università di Ottawa e devo dire che pur avendo una conoscenza sterminata ogni tanto propone visioni leggermente più catastrofiche di quello che possano essere ( vedi la sua ultima pubblicazione con scenari da Terza Guerra Mondiale..). il sito Globalresearch rispecchia, sempre secondo il mio punto di vista, sia chiaro, le impostazioni rigidine del Professore.
Per quanto riguarda altre fonti di informazioni: vi sono numerose possibilità, cerca solo di variare il più possibile gli spunti e di allargare la lettura al maggior numero di riviste diverse.
oltre a questa direi in Italia i grandi classici:

CE.S.I.
IAI
ISPI
LIMES
questi sono imprescindibili

esteri: i grandi classici:
ECONOMIST
FOREIGN AFFAIRS
FOREIGN POLICY
IISS

e un’infinità di altri siti ( lo stesso giornale NYT ha una buona pagina estera)

evita le pagine estere dei giornali italiani ( a parte alcuni casi, fanno accapponare).

Per le bombe grosse, beh Caro Marco, mettila cosi; per come la penso io bisogna aspettare per lo meno le elezioni legislative in Iran ormai imminenti e vedere cosa succederà. nel contempo tieni monitorato i rapporti USA-ISRAELE e vedrai un quadro verosimile di quello che ci si può aspettare.
Comunque non ti preoccupare, cerca di vivere sereno e se scoppia la bomba amen! Manco ci sarà tempo di sentirla. Ma la vedo dura che possa succedere, almeno nei prossimi mesi. Dopo le elezioni americane di novembre vedremo se ci sarà qualche bombetta.
Buona serata