Obama oval


9 gennaio 2012

Può il 2011 essere ricordato come uno spartiacque per la politica americana e per il ruolo di Washington nel mondo? A ripercorrere l’anno appena concluso, non si trova una risposta precisa. Se si potesse scattare un’istantanea di questo momento storico, le difficoltà che gli Stati Uniti incontreranno sulla loro strada per mantenere salda la leadership globale salterebbero all’occhio. La superpotenza americana ha vacillato in varie occasioni e i problemi del 2011 non sembrano destinati a scomparire nel 2012, anno delle elezioni.

Il dato su cui ragionare è innanzitutto quello economico: la crescita del Pil inchiodata ad un valore inferiore al 2% e la disoccupazione discesa al di sotto del 9% solo dopo il terzo trimestre. Gli Stati Uniti stanno uscendo dalla crisi? Probabilmente si, ma troppo lentamente, soprattutto se la debole ripresa americana viene raffrontata con i dati delle potenze emergenti e rivali (Cina, India e Brasile).

Il problema principale rimane però il debito, che nel 2011 ha sfiorato la cifra record di 14 mila miliardi di dollari. E’ noto il lungo braccio di ferro estivo tra Obama e i Repubblicani sull’innalzamento del tetto del debito e sul default rischiato dall’amministrazione.

Nei mesi precedenti alla diatriba del Congresso sul debito si era invece rischiato lo shutdown governativo. Le malefiche agenzie di rating hanno poi declassato gli Stati Uniti e, nel frattempo, la commissione speciale che doveva lavorare su una riduzione della spesa pubblica non ha prodotto risultati, schiava degli interessi dei repubblicani e dei democratici arroccati sulle rispettive posizioni dell’anno pre-elettorale.

Su questo tema si giocherà buona parte del futuro americano e non c’è dubbio che il braccio di ferro sul debito si riproporrà nel 2012. Saranno questi i principali temi di dibattito elettorale, visto che sul futuro degli States pesa la paura per un default che, salvo un’inversione di marcia, sembra inevitabile prima o poi. Alcuni Stati americani hanno già sperimentato il baratro del fallimento. A tutto ciò si somma poi il debito privato e delle singole città.

A livello internazionale, la Casa Bianca registra due enormi successi: l’uccisione di Osama Bin Laden e la fine della dittatura di Gheddafi. Dietro questa immagine sappiamo che in realtà la potenza americana ha giocato un ruolo da co-protagonista e non più da attore principale. Non è un caso che l’espressione coniata dopo l’intervento in Libia ed in generale per la “gestione” della Primavera Araba sia stata Leading from behind”, da dietro le quinte. L’influenza americana in Medio Oriente è sempre la più importante, ma a questo giro la funzione dei Paesi europei è stata essenziale. Così come nel possibile scontro (non solo verbale) tra Israele e un Iran sempre più atomico: anche qui gli Stati Uniti sono sembrati più in disparte rispetto al passato. Per quanto riguarda la Siria invece, Obama non è pervenuto.

Dopo il ritiro dall’Iraq, rimane da capire cosa accadrà nell’Af-pak, una regione sempre più ingestibile e costosa per le casse americane. Nel frattempo in America Latina, così come nell’Est Asiatico, gli Stati Uniti devono lasciare spazio ai nuovi egemoni regionali.

Il 2012 è dunque l’anno della verità? Sarà l’anno delle risposte? Probabilmente no. Lo show elettorale è già iniziato con il caucus in Iowa. Mitt Romney sembra il candidato più forte (o sarebbe meglio dire ‘meno debole’) tra i Repubblicani, mentre Barack Obama dovrà puntare tutto sulle sua capacità comunicative, rinunciando però a parole come “Change” e “Hope” già bruciate nel 2008 e oggi non più proponibili.

I due partiti sembrano ormai molto distanti tra loro, entrambi “schiavi” delle frange più “radicali” che si sono cristallizzate nel movimento del Tea Party e in quello di Occupy Wall Street, ascrivibili rispettivamente all’elettorato di destra e di sinistra.

Il prossimo inquilino della Casa Bianca sarà in grado di ridisegnare il ruolo americano nel mondo, meno marchiato è più pragmatico, e allo stesso tempo a rilanciare l’economia e lo sviluppo a livello interno?

Photo credit: wwrby flickr CC