9 gennaio 2012
Il Coniglio (兔). Nell’oroscopo cinese, sotto il segno del Coniglio nascono i migliori diplomatici e negoziatori, persone delicate ed eleganti, restie all’aggressione ed estremamente riflessive, nonché spesso fortunate finanziariamente. L’anno del Coniglio si è aperto lo scorso febbraio e nel pieno rispetto dei dettami mitologici si è rivelato un anno di “introspezione” per la Cina.
La crisi globale economica, morale e politica sembra infatti non poter scontare nulla nemmeno alla Repubblica Popolare, che quest’anno si è silenziosamente esibita in peripezie degne del più esperto funambolo.
Ma prima le buone notizie. La Cina non è collassata. La teoria del China’s collapse, nelle sue versioni sia economiche sia politiche, ha raccolto l’ennesima smentita e i suoi autori, anche se riconoscono con sorprendente sportività la momentanea sconfitta, non se la sentono ancora di abbandonare una tradizione che viene onorata puntualmente da circa un decennio. In sintesi hanno ammesso di essersi sbagliati (di nuovo) di un anno, ma si proclamano convinti del fatto che entro 365 giorni la Cina crollerà sotto il peso della sua stessa crescita sregolata e allora finalmente, adieu Partito Comunista.
La Cina non è crollata. Anzi, è diventata la seconda potenza economica mondiale mentre il Partito Comunista festeggiava in pompa magna il suo novantesimo compleanno. In più, la Repubblica Popolare ha varato la sua prima portaerei, nuovo gioiello della PLA Navy.
Ciò che abbiamo chiamato “introspezione” è stato il fil rouge dell’epocale sessione plenaria dell’Assemblea nazionale del popolo cinese, che a marzo ha elaborato il nuovo piano quinquennale, dando un colpo di timone alla tradizionale politica del Partito. Il tema dominante è stato infatti la felicità (幸福, xinfu). Non nel senso jeffersoniano della Costituzione americana, ma secondo l’idea di Hu Jintao di ‘società armoniosa’ in cui la crescita da quantitativa diventa finalmente qualitativa. E a questo concetto si lega la nuova direttrice della politica di Pechino, volta ad assicurarsi, e ad affermare, la propria sicurezza culturale intesa come tutela – a tratti animata dal nazionalismo – di un identità che deve conciliare il ricordo del Regno Celeste con le conseguenze della globalizzazione.
Ed eccoci alle cattive notizie, che per Pechino non si limitano alla morte del Caro Leader Kim Jong-Il. Sul piano interno la situazione politica si è notevolmente surriscaldata con l’arrivo del vento della primavera araba che, soffiando sui focolai del malcontento civile, ha alimentato una nuova ondata di proteste in tutto il Paese, alla quale Pechino ha risposto con l’irrigidimento della censura. Al di là degli eroi made in Occidente come Al Wei Wei, il Partito si è realmente trovato a fronteggiare una nuova consapevolezza sociale proprio nel momento in cui la bolla immobiliare interna rischiava di scoppiare, la corruzione (come lo scandalo delle ferrovie) sembrava diventata un morbo insanabile e l’urbanizzazione di massa prometteva scenari apocalittici.
Ma non finisce qui. Nel frattempo gli americani, con i loro sogni “pacifici” (leggasi Oceano Pacifico, non pace), hanno “minacciato” di accerchiare la Cina con una nuova linea di containment. A ciò si aggiunge il fatto che le acque del Mar Cinese Meridionale non hanno trovato quiete per via della continue schermaglie tra i Paesi costieri e le nuove minacce iraniane.
Il sogno cinese di un’ascesa pacifica sembra quindi sempre più difficile da realizzare, anche a causa della paura dilagante nell’Occidente di una Cina assertiva e minacciosa. Una paura alimentata recentemente da nuove fobie militari come quelle riguardanti i missili Patriot o l’ipotizzata muraglia sotterranea. Parte di questa narrativa “della paura” riguarda anche importanti questioni economiche come il panico diffusosi in Europa lo scorso autunno per il timore che la Cina approfittasse della crisi del debito per colonizzare il Vecchio Continente a suon d’acquisto di Titoli di Stato. Così come l’eterna questione del renminbi (yuan) apparentemente sottovalutato rispetto al dollaro, che solo recentemente ha visto una leggera inversione di rotta nell’approccio monetario cinese in occasione dell’accordo con il Giappone sul reciproco scambio di valute.
Il 23 gennaio si apre un nuovo anno. Stavolta sarà il turno del Dragone (龙), simbolo dell’Impero e della potenza cinese. E sopratutto sarà il turno di una nuova generazione di leadership del Partito Comunista. La parola ai profeti.
Photo credit: Rene Mensen flickr CC
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