6 dicembre 2011
Mentre il conteggio dei voti per le elezioni parlamentari nell’immensa Federazione Russa è ormai quasi terminato, si profila un nuovo scenario politico per Vladimir Putin. Russia Unita, il partito di Putin e Medvedev, rimane di gran lunga la prima forza politica del Paese e mantiene la maggioranza assoluta dei seggi nella Duma (238 seggi su 450). Perde però quasi 15 punti percentuali rispetto alle elezioni del 2007 (passando da 64.3% a 49.5%) e la maggioranza dei due terzi in parlamento, necessaria per modificare la Costituzione.
Come previsto, Putin e Medvedev resteranno alla guida del Paese, scambiandosi le poltrone di Primo Ministro e Presidente della Federazione a marzo 2012, quando Putin vincerà le elezioni presidenziali. In pratica, poco importa se Russia Unita non ha più la maggioranza dei due terzi. La Costituzione è già stata modificata nella precedente legislatura, quando il mandato del Presidente è stato esteso da 4 a 6 anni. Se rieletto il prossimo marzo e nel 2018, Putin potrebbe dunque restare Presidente fino al 2024.
In parlamento, Russia Unita potrà inoltre contare sul sostegno dei sedicenti liberal-democratici di Vladimir Zhirinovski, che hanno ottenuto l’11,66% dei suffragi (56 seggi). Il partito di Zhirinovski ha ben poco di liberale, assume spesso toni fortemente nazionalisti e populisti e, soprattutto, è noto per avere i parlamentari più facilmente corruttibili della Duma. Per ottenere il loro sostegno, a Russia Unita basterà aprire il portafoglio di tanto in tanto.
Eppure, l’opposizione a Putin ora è più forte. Il Partito Comunista di Gennadij Zjuganov ha ottenuto il 19.14% dei voti e 92 seggi, con un aumento di 8 punti percentuali rispetto alle scorse elezioni. In diverse regioni del Paese, i comunisti hanno ottenuto più voti del partito di Putin. I socialdemocratici di Russia Giusta hanno ottenuto il 13.22% (64 seggi), quasi raddoppiando i consensi delle ultime votazioni per la Duma. Resta da vedere che tipo di opposizione farà Russia Giusta: nell’ultima legislatura, i socialdemocratici hanno votato contro le misure economiche del governo Putin dal 2009 al 2011, ma hanno sostenuto sia la candidatura di Medvedev alle presidenziali del 2008, sia alcune delle principali politiche dell’attuale Presidente.
Lo sbarramento del 7% ha tenuto fuori dalla Duma i liberali di Jabloko (3,3%) e altre formazioni minori. I partiti rappresentati in parlamento saranno quindi solamente quattro, come nella precedente legislatura.
In base a questi numeri e alle modalità di svolgimento delle elezioni, si possono fare due importanti constatazioni. Innanzitutto, il partito del tandem Putin-Medvedev ha sofferto delle misure economiche imposte da una crisi che si è fatta sentire anche in Russia. Benché il PIL abbia ripreso a crescere nel 2010 e 2011, i ritmi di crescita sono ancora lontani da quelli dello scorso decennio. Inoltre, nel 2009 la crescita aveva subito una dura battuta d’arresto, la prima da quando Putin è ai vertici della politica russa.
In secondo luogo, è emerso chiaramente che, in caso di perdita di consensi, il partito di governo fa ricorso a brogli e a misure d´emergenza straordinarie per evitare manifestazioni dell´opposizione. Numerosissime sono state le denunce di irregolarità nelle votazioni riguardanti episodi in cui delle schede elettorali sarebbero arrivate ai seggi già compilate, pullman che avrebbero trasportato persone da una sede elettorale all’altra perché potessero votare più volte e persino l’uso di penne con inchiostro invisibile in alcune circoscrizioni.
I siti internet liberali della stazione radio Echo Moskvy, quello del settimanale Bolshoi Gorod e il portale Slon hanno subito attacchi hacker che li hanno messi fuori uso per tutta la giornata di ieri. Anche il sito web di Golos – unica organizzazione elettorale indipendente – è stato chiuso. Inoltre, 51,500 uomini delle truppe del ministero dell’interno in uniforme e in borghese hanno presidiato le strade del centro di Mosca, impedendo assembramenti e arrestando più di 100 manifestanti.
Stando alle prime stime, l’affluenza alle urne sarebbe stata di poco superiore al 50% degli aventi diritto al voto – anche se si include la Cecenia di Ramzan Kadirov, dove l’affluenza sarebbe stata del 94% e, come annunciato dallo stesso leader ceceno, Russia Unita avrebbe ottenuto il 99,5% dei voti.
Nonostante i brogli e le irregolarità di cui sopra, alcune delle quali hanno un sapore tragicomico, resta tuttavia il fatto che Putin e Medvedev godono ancora di un sostegno notevole. Esagerare il calo dei consensi di Russia Unita, come si stanno prodigando a fare molti commentatori occidentali in queste ore, sarebbe una mistificazione. Si può tuttavia registrare la fine del pensiero unico putiniano in Russia, stavolta sancita non da una finta opposizione di Medvedev, ma dal voto dei cittadini.
E’ difficile immaginare che nei tre mesi che mancano alle ben più importanti elezioni presidenziali possa accadere qualcosa che privi Putin di una vittoria che ora appare scontata. Eppure, la crescente opposizione popolare e gli avvenimenti di questo fine settimana stanno creando più di un grattacapo per zar Vladimir.
Photo credit: World Economic Forum / Flickr CC
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