25 giugno 2010
Il prossimo summit NATO si terrà a Lisbona tra il 19 ed il 21 di Novembre di quest’anno. Secondo molti dei rappresentanti dei paesi membri presso il North Atlantic Council il meeting sarà dominato da quattro macro argomenti: l’adozione di un nuovo concetto Strategico, la situazione in Afghanistan, la difesa antimissile e le relazioni NATO – Russia.
Sul summit incombe poi l’ombra dei più volte annunciati tagli al bilancio dell’organizzazione, che ormai lo scorso hanno ha chiuso con un consistente deficit. Tagli che porteranno sicuramente ad un ridimensionamento della parte “burocratica”, ma che forse incideranno anche sulla parte attiva dell’Alleanza.
L’Afghanistan è ormai tema tiepido: la guerra, perché ancora di guerra si tratta, prosegue ormai con intensità irregolare da nove anni. L’operazione Enduring Freedom sulla carta non esiste più, essendo ufficialmente stata unificata con ISAF. Se da un lato è decisamente aumentato il contributo statunitense, dall’altro lato nazioni importanti come l’Olanda – più per capacità che per numero - hanno deciso di ritirarsi. Altri paesi, Germania in testa, vedono crescere le contraddizioni interne riguardo la propria partecipazione a quella che è stata venduta come un’operazione di peacekeeping ma che si è rivelata di vero e proprio combattimento.
La nuova strategia statunitense poi complica le carte in tavola: il presidente Obama ha annunciato l’AfgPak, ovvero una strategia allargata che comprende non più solo l’Afghanistan, ma anche il Pakistan. Sicuramente questa visione regionale meglio si attiene alla reale condizione sul campo, rischia però di allargare il conflitto nelle terre Pashtun entro i confini pakistani. Allargamento in cui verrebbe quasi sicuramente trascinata tutta l’alleanza e non solo gli Stati Uniti. È vero però che sul campo si sono riscontrati alcuni miglioramenti, in particolare per quanto riguarda l’avanzamento dell’addestramento del nuovo esercito afghano, della polizia etc. miglioramenti che hanno portato alcuni esponenti della NATO ad affermare che finalmente si intravede una luce in fondo al tunnel. Resta da sperare che quella luce non sia un treno.
Un altro tema che si è decisamente ridimensionato è quello della difesa missilistica. Il cambio di rotta dell’amministrazione Obama ha infatti sgonfiato in parte il clamore che si era creato intorno alla costruzione di un radar in grado di rilevare il lancio di missili balistici e di una postazione di ABM rispettivamente in Repubblica Ceca e Polonia. Obama infatti ha optato per una meno invasiva e decisamente più sobria difesa missilistica basata sul sistema AEGIS e sul nuovo missile ABM SM3, lanciabile da fregate e incrociatori. La decisione ha raffreddato in parte le proteste di Mosca, che accusava gli Stati Uniti di volere un sistema ABM che li proteggesse non tanto dai cosiddetti Rogue States – Iran in testa – ma dalle forze missilistiche russe.
Difesa ridimensionata dunque, ma con la volontà di condividere il peso, tecnologico ed economico, anche con gli alleati della NATO. La richiesta è partita dall’amministrazione Obama, ma è stata ripresa sia da alcuni paesi membri sia dal SECGEN Rasmussen, il quale, dopo il meeting dei ministri della difesa tenutosi tra il 10 e l’11 giugno, ha ribadito come sia nell’interesse degli stessi paesi membri dotarsi di una capacità antimissile. Capacità che dovrebbe essere raggiunta utilizzando un misto di tecnologie “indigene” unite all’integrazione dei sistemi C3 in ambito NATO: l’obiettivo dunque è quello di creare una rete di rilevazione e tracciamento delle minacce, lasciando, per ora, a ogni singolo paese la possibilità di dotarsi del sistema antimissile che preferisce.
Sicuramente più scottante è il tema dei rapporti tra l’Alleanza e Mosca. Rapporti non certo facilitati dalle ultime scelte della NATO nel suo rapporto con la Russia. Se infatti sembra essersi sgonfiato il tema della difesa missilistica, resta però un’incomprensione latente tra l’organizzazione ed il Cremlino. Incomprensione accentuata dalla decisione dell’Alleanza di “schierarsi” contro l’intervento russo in Georgia. Il problema di fondo è che la NATO e Mosca ragionano in modo differente e contrastante. Il Cremlino infatti non nasconde la propria propensione per un ritorno alle aree di influenza, considerando l’atteggiamento della NATO un’intrusione nel proprio “parco giochi”. Le difficoltà si erano evidenziate durante tutta la fase di allargamento dell’Alleanza, che ha portato la stessa fino a toccare il confine occidentale della Russia.
La recente decisione di Kiev di rinunciare all’Alleanza ha sicuramente tranquillizzato il Cremlino, che temeva di perdere il porto di Sevastopol in Crimea. Resta però aperta la “ferita” Georgiana. Il summit di novembre sarà decisivo per dare un nuovo impulso alle relazioni con Mosca, sia attraverso i canali tradizionali – PfP e partecipazione del delegato Russo all’Assemblea – sia attraverso atteggiamenti più chiari e meno aggressivi, sempre che questo sia il volere dei paesi membri.
Il tema bollente è sicuramente il nuovo Strategic Concept. Qui il problema rilevante riguarda, in un certo senso, la sopravvivenza dell’Alleanza stessa. La definizione di cosa e come l’Alleanza debba fare e con cosa debba confrontarsi è fondamentale per ridare un impulso decisivo alla NATO, fortemente indebolita almeno dal punto di vista politico. Non è infatti più possibile definire cosa non è l’Alleanza, ma è necessario definire cos’è e cosa dovrà essere. Se fino ad oggi i politici si sono salvati dicendo che l’Alleanza non è più solo l’Art. 5, che non riguarda più solo la difesa collettiva, da domani è necessario riaffermare con chiarezza e fermezza il ruolo e gli obiettivi della NATO.
È chiaro che l’impresa non è semplice: bisogna identificare quali sono le nuove sfide e quali tra le vecchie minacce permangono. L’organizzazione deve continuare ad allargare il proprio raggio di azione oppure deve limitarsi ad un’area ben definita? Deve prepararsi più per la cosiddetta 4GW e rinunciare alle proprie capacità “convenzionali” di difesa del territorio? Cosa fare del deterrente nucleare? Deve o non deve tenere in considerazione nuove minacce come ad esempio il cyber terrorismo? Definire gli obiettivi poi non è sufficiente, resta necessario definire anche le capacità ed evitare quel male che attanaglia per esempio l’UE, di definire cioè obbiettivi molto ambiziosi senza pianificare le necessarie capacità e risorse.
Il summit di Novembre dunque si preannuncia carico di aspettative e di problemi. Le intenzioni dei paesi membri sembrano, al momento, buone. Nonostante la crisi finanziaria e i quindi necessari tagli alle risorse, pare che nessuna delle 28 capitali abbia deciso di remare contro. Resta da vedere se sapranno accordarsi sia sui temi politici generali sia su quelli tecnici, ma soprattutto se avranno la volontà di affrontare anche i punti più spinosi.
The author is Research Assistant at the NATO Education Center, Washington D.C.. The views expressed in this article are the author’s own and do not necessarily reflect those of the National Defense University or NATO Education Center.
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